Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Prada accelera sul Green pass: dal 6 settembre entra al lavoro chi lo ha. E monitoraggio sui dipendenti non vaccinati

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Prada accelera sull’obbligo del Green pass. E lunedì 6 settembre potrebbe essere il giorno della svolta: ingresso in fabbrica e uffici consentito soltanto ai dipendenti muniti di certificato verde. E’ questa la volontà espressa nero su bianco in una nota interna dal colosso della moda e presentata alle rappresentanze sindacali interne (Rsu) dei lavoratori, nella prospettiva di un accordo che renda operativo ciò che per legge non è codificato in Italia. E cioè la vaccinazione in tutti i luoghi di lavoro: l’immunizzazione rispetto al Covid. “Subordinare l’accesso ai locali” (non solo alle mense aziendali) alla avvenuta somministrazione della prima o seconda dose di vaccino o al possesso del certificato di guarigione negli ultimi sei mesi. Questa la linea. Per chi fosse sprovvisto di tali requisiti, l’azienda ha proposto di farsi carico dell’effettuazione dei tamponi. Di questo si parla dal lunedì del rientro dopo le ferie nel polo aretino di Prada, tra il Valdarno e Arezzo, dove lavorano 2.300 dei circa 4.000 dipendenti. L’input aziendale avrebbe trovato terreno fertile in una buona parte delle maestranze ma dal sindacato si levano voci di contrarietà.

Come quella di David Scherillo, segretario Femca Cisl per la provincia di Arezzo. “La materia è delicata, la salute deve essere tutelata con leggi apposite e non con accordi che creano discriminazione” dice Scherillo. “Finora tramite le intese raggiunte fin dall’inizio della pandemia, non si sono avuti veri focolai in ditta, evidentemente la prevenzione è stata efficace. Creare distinzioni sul luogo di lavoro invece non è una scelta felice”. Per Scherillo “si possono cercare soluzioni alternative sugli spazi comuni come fatto finora”. No quindi ad un accordo su queste basi per questioni di vario tipo, in primis di principio. Ma anche di praticità. Viene anche fatto notare che il tampone che il gruppo Prada si accollerebbe per i dipendenti, è prospettato “su base settimanale” quando si sa che la validità di un tampone negativo è per soli due giorni. 

Non piace al sindacalista Cisl anche un altro annuncio pervenuto da parte dell’azienda e cioè quello che nei prossimi giorni il medico coordinatore dell’attività Covid “raccoglierà i dati sulla vaccinazione del personale per verificare il livello di immunizzazione e la quantità di tamponi necessaria settimanalmente”. La volontà aziendale di procedere con determinazione su una strada che rasenta l’obbligo di vaccinazione sta facendo discutere. Prada è stata una delle realtà che a livello nazionale si è distinta subito per i livelli altissimi di protezione, sicurezza, tutela dei propri dipendenti.

Una realtà industriale di primo livello la cui serietà non è in dubbio. Ora l’accelerazione. Rigoroso, intanto, il controllo sull’entrata alla mensa. Vedremo se l’annuncio sarà seguito da un accordo, indipendentemente dalle scelte governative. Per ora l’azienda di Patrizio Bertelli, uno che sa adottare le scelte giuste, valuta il da farsi. Ma chiede “massima collaborazione” ai suoi dipendenti. Il gruppo afferma che “la sicurezza e la stabilità del lavoro passano attraverso l’adesione alla campagna delle vaccinazioni anti Covid” oltre al rispetto delle altre norme di prevenzione.

La questione è aperta e secondo la Cisl nulla è stato convenuto ma si tratta di una posizione “unilaterale” di Prada. La sigla sindacale guidata in provincia di Arezzo da Silvia Russo, ritiene cruciale il tema vaccinazione, in linea col segretario generale Luigi Sbarra, ma sostiene che “un problema così delicato non può essere scaricato sulle relazioni sindacali: è il Governo che deve fare la sua scelta”.