Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, riapre il chiosco dei Bastioni: streetfood con la porchetta

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

Le notizie sono due: torna la discoteca Dolceverde a Castiglion Fibocchi e la prossima settimana riapre anche il chiosco dei Bastioni. L’imprenditore e titolare di alcuni locali aretini, Tito Ghezzi, ha deciso di ricominciare. In modo diverso “perché ancora non ci hanno ridato il permesso di ballare” e soprattutto in sicurezza. Partiamo proprio dalla discoteca Dolceverde, a Castiglion Fibocchi che prima del Covid attirava tantissimi giovani. La pandemia prima e le nuove normative poi - niente ballo - hanno decimato e chiuso i locali e chi ha potuto si è reinventato. Come Ghezzi, appunto. “Abbiamo riaperto la discoteca che ora si chiamerà Green Park e ovviamente abbiamo tolto le piste da ballo - sottolinea - Al loro posto tavoli dove la gente può restare seduta ascoltando buona musica, ma ovviamente non può ballare”. Ma c’è di più. Perché al Dolceverde o Green Park, non si entra se prima non si esibisce green pass o tampone. “All’ingresso i ragazzi devono esibire il certificato verde e chi non ce l’ha allora deve fare il tampone”. Un servizio direttamente sul posto. “Abbiamo dei volontari della Croce Rossa che fanno i tamponi direttamente la sera stessa. Oppure si possono fare la mattina sempre alla Croce Rossa. Come sta andando? Direi abbastanza bene, anche se il ballo è ancora proibito e soprattutto non sappiamo quando potrà ricominciare, siamo comunque contenti. La gente ha voglia di uscire e di divertirsi e noi gli offriamo tutto nella massima sicurezza”. 
Ma c’è di più, perché Tito Ghezzi ha deciso di non fermarsi qui. 
E infatti la prossima settimana inaugura il chiosco ai Bastioni, quello che si trova dall’altro lato dell’ex edicola. “Ho deciso di investire nello streetfood - sottolina Ghezzi - e così dalla prossima settimana ci sarà un altro locale ad Arezzo che si chiamerà PaninoPorco”.
“La base è la porchetta di Monte San Savino, ma grazie alla chef Catia Ciofo, verrà proposta in diverse varianti”. Una delizia che può essere gustata oltre che in città, anche allo stesso Dolceverde. “Confeziono dei box con dentro oltre al panino con la porchetta, anche la pappa al pomodoro, tutti prodotti locali e della nostra cucina. E così lo posso vendere anche alla mia discoteca, che adesso chiamarla così, stride un po’”.
Un’operazione che ha fruttato anche opportunità di lavoro non solo per i ragazzi. “Al PaninoPorco ho assunto tre ragazzi, mentre al Dolceverde abbiamo ricominciato con 25 assunzioni. Ma riaprire i locali non significa solo dare lavoro all’interno della struttura, ma anche fare ricominciare tutta la filiera che c’è dietro ad un ristorante o ad un locale come il mio. E quindi piatti, biacchieri, servizio, rifornimento, cibo, carne e via dicendo”. “Quindi - conclude Ghezzi - ecco perché mi arrabbio quando vedo che per noi lo Stato non fa niente. Vietare il ballo e quasi costringere i locali a non riaprire è una perdita anche per coloro che ci lavorano e che grazie a discoteche aperte può continuare a guadagnare qualcosa”.