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Caso Martina Rossi, atto finale in Cassazione per i due giovani condannati per tentato stupro. Conferma o annullamento

Luca Serafini
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E’ il giorno di Martina Rossi. La Cassazione decide su Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, i due giovani di Castiglion Fibocchi condannati a 3 anni di reclusione per il tentato stupro di Martina Rossi, la ragazza morta a 20 anni nella caduta dal balcone dell’hotel delle vacanze. Vicenda tragica, a Palma di Maiorca, il 3 agosto 2011. Di sicuro tra i casi giudiziari italiani più controversi. “Martina fuggiva dalla violenza sessuale e precipitò”, fissa la sentenza dell’appello bis; “No, siamo innocenti” sostengono invece i due imputati che nel primo appello a Firenze furono assolti e oggi puntano di nuovo a ribaltare tutto. Albertoni, campione di motocross, e Vanneschi, impresario edile, pare che non saranno a Roma, ma in contatto telefonico con i loro legali. Presenti al Palazzaccio, invece, i genitori della ragazza genovese, Bruno Rossi e Franca Murialdo. Vigilia carica di incertezze. Gli scenari sono diversi. Il più clamoroso è l’annullamento della sentenza con assoluzione senza rinvio, come fu per il caso Meredith, la studentessa americana uccisa a Perugia, l’omicidio dal quale vennero alla fine scagionati Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oppure, seconda ipotesi, Albertoni e Vanneschi potrebbero ottenere l’annullamento della condanna con rinvio a un nuovo processo: significherebbe ricominciare tutto da capo ma la prescrizione già a ottobre cancellerebbe il reato di tentato stupro di gruppo mentre è già estinta la ‘morte in conseguenza di altro reato’ che in primo grado fede scattare altri 3 anni di reclusione per i due. Terzo scenario: la Corte di Cassazione può accogliere i ricorsi e annullare in modo parziale la sentenza, magari sulla quantificazione della pena. Qualora, invece, l’azione della difesa risultasse inefficace, i supremi giudici potrebbero dichiarare i ricorsi inammissibili o rigettarli. In entrambi i casi condanne confermate, con tutto quello che ne consegue sulla fedina penale, sul risarcimento danni (da quantificare ma assi rilevante) e sull’espiazione. I due giovani, a quel punto senza possibilità ulteriori di appello, potranno evitare il carcere con l’affidamento in prova ai servizi sociali. Occhi puntati sulla Cassazione, tra marmi, corridoi e statue. Decide la sezione feriale, che si riunisce in agosto solo per le questioni urgenti e rilevanti. Come la storia di Martina Rossi. Una vicenda che altrimenti, a dieci anni dalla tragedia dell’hotel, rischiava di evaporare con la prescrizione senza un pronunciamento definitivo. Il caso fu archiviato subito in Spagna e riaperto in Italia dopo i dubbi della famiglia. Migliaia di pagine, perizie, accertamenti e una verità sfuggente. Martina volò giù in slip dalla camera 609 dei ragazzi, c’era un graffio al volto di uno dei giovani, i comportamenti pasticciati e poco lineari dei due ragazzi hanno giocato a loro sfavore. Valorizzato nella condanna il punto di caduta della ragazza: individuato sul lato esterno del balcone (come se lei volesse scavalcare) e non al centro, dove invece la cameriera, testimone oculare, l’avrebbe vista in quell’alba tragica. Il film del caso Martina è un susseguirsi di frammenti, conferme, silenzi, dubbi, colpi di scena. Luca Vanneschi ha pure aperto un sito web con gli atti processuali e la sua verità, con le ipotesi del suicidio e dell’incidente. Oggi per lui e Alessandro arriva l’atto finale. O forse no. Prossimamente a Genova saranno processati gli altri due amici della vacanza accusati di aver reso false dichiarazioni di copertura. Udienza alle 10. Così: il giudice relatore espone il caso, requisitoria del procuratore generale, parola alle parti civili (pool di avvocati composto da Stefano Savi, Luca Fanfani ed Enrico Marzaduri), arringhe difensive (avvocati Tiberio Baroni per Albertoni; Carlo e Stefano Buricchi e Lorenzo Brunetti Buraggi per Vanneschi). Poi l’attesa del verdetto.