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Prada conferma: "Lavora chi ha il green pass, obiettivo sicurezza". Cgil e Cisl annunciano iniziative e valutano ricorso al prefetto

Luca Serafini
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Barra dritta. Patrizio Bertelli va avanti sul Green pass obbligatorio dal 6 settembre per entrare in fabbrica e in ufficio. Obiettivo: blindare Prada dal virus. Mentre i sindacati formalizzano la loro contrarietà, con possibili iniziative e il ricorso al prefetto, i dipendenti hanno ricevuto proprio da Bertelli la comunicazione nell’aria da lunedì e che il Corriere di Arezzo ha anticipato ieri nei contenuti. E cioè: accesso agli ambienti aziendali “subordinato” alla vaccinazione anti Covid19 (anche solo prima dose), oppure al certificato medico di avvenuta guarigione dal virus o al tampone negativo. Con l’azienda che si impegna a sue spese a fornire test rapidi settimanali. Un messaggio esplicito ai circa 4.000 lavoratori del colosso della moda, 2.300 dei quali operano tra il Valdarno e San Zeno. Ferma contrarietà, seppure con toni composti, da parte di Filctem Cgil e Femca Cisl che in una nota congiunta affermano: “Non condividiamo né il metodo né la forma del comunicato aziendale e ci riserviamo di valutare nei prossimi giorni eventuali iniziative”. La premessa delle sigle sindacali di categoria è che “condizione essenziale della ripresa del Paese è la vaccinazione di massa che non può vedere sedi privilegiate i luoghi di lavoro”. Quindi, proseguono Cgil e Cisl, “dipendenti e sindacati sono in prima fila nel sostenere la massima diffusione della vaccinazione”. Ma il motivo del no alla stretta di Prada è che “ognuno deve fare la sua parte senza sostituirsi ad altri soggetti, in primo luogo quelli istituzionali”. E il governo Draghi non ha ancora deciso. Pertanto, anche se Filctem Cgil e Femca Cisl “sosterranno la promozione delle vaccinazioni presso gli iscritti e i lavoratori”, si legge nella nota unitaria “ritengono che l’accesso al lavoro tramite il green pass debba essere regolamentato per legge”. Non è possibile, dicono ad una voce Gabriele Innocenti e David Scherillo “che questo delicato tema sia affidato discrezionalmente ad ogni singola azienda; il sindacato si farà garante della piena applicazione delle normative, senza discriminazione alcuna dei lavoratori”. Se ci fosse anche un solo dipendente con la retribuzione sospesa perché sprovvisto del certificato verde o degli altri requisiti, questo per le organizzazioni sindacali sarebbe inaccettabile. Malumori, poi, per il coinvolgimento delle Rsu aziendali che sarebbe stato limitato a poche unità presenti al lavoro. Dalla segreteria generale aretina della Cisl, Silvia Russo definisce “irricevibile” l’azione di Prada perché al di fuori di una cornice legislativa: l’obbligo di green pass, per quanto auspicato da più parti, ancora non c’è. “Non possono decidere autonomamente i datori di lavoro e magari con criteri differenti” prosegue Silvia Russo, perplessa anche dalle modalità per i tamponi (ogni cinque giorni, benché la validità dei test negativi sia di 48 ore). La Cisl non ci sta e prefigura un possibile interessamento del prefetto Maddalena De Luca sulla vicenda che ieri è rimbalzata in tutta Italia. Da parte sua Prada Group ha diffuso una nota nella quale [TESTO]sostiene che “l’insieme di queste misure ha un solo obiettivo, condiviso anche con le rappresentanze sindacali interne: mantenere ambienti di lavoro sicuri, utilizzando tutte le forme di protezione e prevenzione messe a disposizione dalle autorità sanitarie”.[/TESTO] Si ricorda che “fin dalla ripresa delle attività dopo il lockdown di marzo-aprile 2020, il Gruppo Prada ha messo in atto stringenti misure per contrastare la diffusione del contagio, con l’obiettivo prioritario di preservare la salute e la sicurezza dei propri lavoratori”. E ancora: “Tra i primi in Italia, in raccordo con le strutture mediche aziendali e ospedaliere, il Gruppo ha attivato tutte le misure di prevenzione e protezione, come, fra le altre, la rilevazione della temperatura in ingresso, la riorganizzazione dei lay-out interni, la distribuzione giornaliera di 2 mascherine ai dipendenti. Ha effettuato screening con test sierologici a oltre 4.000 persone”. Prada prosegue: “Dallo scorso autunno, il Gruppo ha anche avviato attività di tracciamento e screening all’interno dell’azienda attraverso l’utilizzo di tamponi rapidi.” Ora si deve andare oltre. “In questa fase della pandemia, il Gruppo ritiene che la campagna vaccinale sia decisiva per superare l’emergenza sanitaria e per creare condizioni di lavoro sicure in un ambiente protetto. In questo senso, il Green pass può essere accolto in azienda come una tutela, uno strumento di sicurezza per i lavoratori”. Entra chi lo ha. “In mancanza di Green pass, l’azienda mette a disposizione dei dipendenti il monitoraggio periodico con tamponi rapidi a proprio carico”. Confermata la volontà di monitorare i dipendenti rispetto al vaccino: “Nel rispetto delle vigenti normative e delle scelte individuali, la struttura dei medici aziendali avvierà una mappatura del livello di immunizzazione in azienda e il livello di rischio epidemiologico”.