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Arezzo, scoppia il caso green pass alla piscina comunale. E alla fine arrivano anche i vigili

Francesca Muzzi
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Scoppia il caso green pass al palazzetto del nuoto. “Non lo chiedono al momento dell’iscrizione o della frequentazione” hanno segnalato alcuni utenti e subito si è scatenato il finimondo fino alla visita dei vigili urbani di Arezzo all’impianto frequentato da tantissime persone e che dal prossimo 20 di settembre riapre i corsi. Il presidente del palazzetto del nuoto, Valter Magara difende le sue scelte e sottolinea prima di tutto “non sono a favore o contro nessuno, ma applico semplicemente un principio che è quello della sicurezza”.

 

 

E spiega: “La nostra piscina ha sempre osservato regole precise e l’ambiente del palazzetto del nuoto è forse quello più sicuro visto che il cloro garantisce la sicurezza in piscina e le persone sono distanziate”. Ma il green pass - e questo è il nocciolo - viene chiesto? “Le persone possono dichiarare la loro condizione - risponde Magara - ma la piscina non è un ristorante. L’unico elemento che è importante e che attesta la condizione di accessibilità all’impianto è solo ed esclusivamente il certificato medico. La nostra piscina dunque ha raddoppiato le sicurezze e non le ha affatto diminuite, perché abbiamo deciso che anche andando contro le disposizioni della legge regionale che in alcuni casi non prevede la certificazione medica per alcune attività ludico ricreative, la nostra piscina ha preteso da tutti la certificazione medica secondo i modelli previsti dalla norma di legge che abbiamo esposto nel nostro impianto. Quindi il certificato medico - ribadisce Magara - è l’unico elemento che attesta lo stato di salute di un individuo”.

 

 

“Il green pass invece attesta uno stato, ma non la salute. Tra l’altro violo anche la privacy delle persone. Nel senso che noi non possiamo chiedere le condizioni sanitarie personali. A chi viene in piscina e dice ‘ho il green pass’, i nostri operatori chiedono subito ‘ha il certificato medico?’. Ma è successo anche che qualcuno mi dicesse ‘ho il green pass e non mi serve il certificato medico’, questa persona non può entrare, perché per fare attività fisica ci vuole il certificato medico. Qua al palazzetto del nuoto non discriminiamo nessuno e la mia è garantita e confermata dalle norme europee”. E in giornata i vigili urbani sono arrivati alla piscina: “Abbiamo ricordato al gestore - sottolinea Poponcini - quelle che sono le regole da rispettare, compreso chiedere di mostrare il green pass alle persone che si iscrivono o che frequentano l’impianto”. Sanzioni? “No - risponde Poponcini - abbiamo solo ricordato il perimetro normativo entro il quale dovranno svolgersi l’attività e i controlli”.