Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Arezzo, cinghiale contro moto sulla 71: ferito sessantenne che andava al lavoro. Emergenza ungulati senza soluzioni

Luca Serafini
  • a
  • a
  • a

Il cinghiale è sbucato all’improvviso. E il motociclista, colpito di lato, non ha potuto evitarlo. Mancavano pochi minuti alle 4, a Vitiano, lungo la strada regionale 71. Nell’impatto l’uomo è finito a terra procurandosi traumi e fratture: l’ambulanza lo ha trasportato all’ospedale per valutazioni e cure. Nel male è andata bene a D.P., 60 anni, di Castiglion Fiorentino, dipendente di Poste Italiane che ieri mattina quando ancora era buio si recava ad Arezzo per prendere servizio. L’incidente capitatogli in quel tratto di strada, per fortuna senza lesioni agli organi vitali, è l’ennesimo provocato da animali selvatici che attraversano la strada. Vengono giù dalle colline sovrastanti in cerca di cibo e sono un ostacolo permanente. Si rischia la pelle. E i danni materiali ai veicoli non vengono rimborsati perché i cartelli stradali di pericolo, per giurisprudenza corrente, salvano le istituzioni pubbliche dalle responsabilità. Niente e nessuno ferma i cinghiali che a frotte pullulano ovunque. Tra Vitiano e Rigutino poi è una roulette russa. La situazione è fuori controllo, sfuggita di mano alla politica, al mondo venatorio, agli ambientalisti. Come non bastasse il proliferare indiscriminato di questi animali, ci si mettono anche le divisioni tra gli stessi cacciatori. Riguardano l’attività di selezione: un derby tra selettori “puri” e squadre. La legge e la recente deliberazione dell’Atc1, per il periodo fino al 30 settembre, escludono dall’attività in zone “non vocate” fino a 400 metri (quelle vocate sono boschi e incolti) i selettori che non fanno parte delle squadre. I quali protestano, gridano all’ingiustizia e al paradosso e annunciano che si organizzeranno in associazione. Il fondovalle limitrofo alla 71 sarebbe loro precluso, lamentano. Contrasti interni al mondo venatorio, ragioni contrapposte. Quanto alle battute in braccata, quelle che ogni anno consentono rilevanti abbattimenti e curano il territorio, cominceranno a ottobre. Ma non bastano a contenere il numero spropositato di cinghiali. Il divieto di pasturarli nelle colline ha prodotto la loro migrazione verso valle. Un disastro. Gli incidenti sono all’ordine del giorno, i danni alle colture anche. Le associazioni agricole della provincia di Arezzo proprio ieri hanno chiesto un incontro urgente al prefetto Maddalena De Luca per chiedere provvedimenti straordinari. Serve assolutamente, dicono, sfoltire il numero di animali selvatici con interventi mirati nelle aree non vocate. Solo negli ultimi giorni sono state cinquanta le denunce di coltivatori che hanno visto campi di mais e di girasole sciupati. Le cifre sui risarcimenti sono elevate tanto da generare, in alcuni settori, sospetti. Un serpente che si morde la coda, un rebus che non si risolve.