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Prada ora fa l'appello tra i lavoratori: questionario sulla vaccinazione in vista della stretta che scatta il 6 settembre

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Luca Serafini
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Prada fa l’appello dei vaccinati. Raccoglie i dati tra i lavoratori per accertare chi e immunizzato e chi no. L’azienda della moda prosegue così nell’iter che prevede l’ingresso in azienda, dal 6 settembre, solo ai dipendenti con il green pass, a quelli con certificato che attesta la guarigione dal Covid, e a coloro che risultano negativi al tampone rapido messo a disposizione da Prada stessa. Una decisione che non ha mancato di suscitare contrarietà da parte dei sindacati e dinanzi alla quale la stessa Confindustria, pur favorevolissima al green pass nei luoghi di lavoro, ha evidenziato che l’obbligo del certificato verde non è stato introdotto dal governo. Venerdì le maestranze hanno ricevuto dalla direzione risorse umane del gruppo Prada una nuova missiva dopo quella dell’amministratore delegato Patrizio Bertelli che lunedì scorso ha annunciato la stretta: ain fabbriche e uffici solo i vaccinati. Nella nuova comunicazione si parla della necessità di “aggiornare la mappatura e le valutazioni dei rischi Covid19 a livello aziendale”. E questo può avvenire “attraverso la raccolta da parte dei medici competenti aziendali delle informazioni sullo stato delle vaccinazioni effettuate dai dipendenti”. Siamo alla conta. Prada ribadisce il concetto di fondo che “la campagna vaccinale è fondamentale per superare la pandemia da Covid 19, mettere in sicurezza i luoghi di lavoro e tutelare la salute dei dipendenti”. Nella praticità, quindi, ai lavoratori viene comunicato che da mercoledì 1 settembre sull’intranet MyPrada “sarà disponibile un questionario, semplice e veloce, sullo stato della propria vaccinazione. al quale tutti i dipendenti sono chiamati a rispondere entro il 3 settembre. I risultati, nel rispetto della normativa sulla privacy, saranno visibilio e utilizzati esclusivamente dalla struttura dei medici aziendali”. Da parte loro, i sindacati Cgil e Cisl e le categorie Filctem e Femca, hanno manifestato disappunto per le modalità dell’iniziativa di Prada. Una fuga in avanti “irricevibile”, come la definisce Silvia Russo, segretario provinciale Cisl, in quanto il datore di lavoro istituisce un obbligo per l’ingresso sul posto di lavoro senza che vi siano leggi specifiche. Una accelerazione che non è piaciuta anche a fronte del fatto che il rispetto dei protocolli e le intese fin qui strette sulla prevenzione hanno funzionato bene evitando focolai.
Non è escluso che nei prossimi giorni le direttive aziendali possano essere impugnate legalmente o che sia chiesto al prefetto di Arezzo, Maddalena De Luca, di intervenire. La questione è aperta, riguarda 2.300 dipendenti tra Valdarno e San Zeno, sui quattromila del Gruppo Prada, per i quali il primo settembre scocca l’ora del questionario sul vaccino.