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Arezzo, Dolceverde chiuso per i 500 trovati a ballare, il titolare Tito Ghezzi: "Erano tutti Covid free, sono pronto a riaprire"

Luca Serafini
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Tito Ghezzi lo rifarebbe. E forse lo rifarà. Nel suo locale, il Dolceverde di Castiglion Fibocchi, i carabinieri l’altra notte hanno trovato cinquecento giovani a ballare. Così è scattata la chiusura per cinque giorni e la sanzione. Non si può: il governo tiene ferme le discoteche e nega le feste danzanti. Al Dolceverde era consentita una serata di ristorazione con musica di sottofondo. Poi la voglia di ballare ha preso il sopravvento. Lui, l’imprenditore colpito dal blitz e dal provvedimento, non si scompone: “Tutte le persone presenti erano Covid free” dice con orgoglio Ghezzi pur consapevole dell’irregolarità. “Il mio è l’unico locale che oltre a far entrare solo i possessori di Green pass, ha attivato all’esterno un’attività di tamponi rapidi a cura della Croce Rossa”. Uno sforzo organizzativo importante a carico del locale (viene chiesto un contributo di 5 euro per la Cri) che tuttavia non ha messo al riparo il Dolceverde dal blitz. Perché il ristorante si è trasformato in discoteca. I militari dell’Arma hanno riscontrato assembramenti e mancato utilizzo di mascherine. Situazione non tollerata dalle restrizioni vigenti. Lo stop lunghissimo al settore, nonostante le possibili misure di prevenzione, mette a dura prova i gestori delle sale da ballo. E qualcuno, come l’indomito Tito Ghezzi, vero guru delle discoteche, non ci sta. Così, con slancio e passione, ha promosso riaperture coraggiose e “creative” sforzandosi di stare nel perimetro del consentito. Ma se la musica si alza di volume, la cassa fa bum bum, le piste si riempiono e la gente balla. Vietato: anche se il locale è all’aperto gli avventori sono tracciati e immunizzati e sono 500 su una capienza di 2.000. “Me lo aspettavo” ammette Ghezzi all’indomani del controllo “so di non essere dentro alle regole ma anche nel verbale ho detto tutto quello che ho fatto per assicurare la massima sicurezza. Ne parlerò anche con il prefetto”. La punizione per il Dolceverde non è di quelle che annientano: cinque i giorni di stop forzato e 400 gli euro di sanzione. “Già sabato potrei riaprire”, osserva Tito Ghezzi “ma non lo farò perché c’è il Saracino e quella sarà una serata di cene propiziatorie e di vita nei quartieri”. Poi aggiunge: “Ora mi prendo una pausa di riflessione ma conto di riaprire prossimamente”. Modalità al vaglio. Il no al ballo continua a risultargli un’ingiustizia perché la sicurezza contro il contagio lui ritiene di assicurarla appieno. Intanto le forze dell’ordine svolgono i loro doverosi controlli in una fase in cui il virus va tenuto a bada. E soprattutto tra i giovani, fascia mobile e vulnerabile. L'attività è stata svolta dai Carabinieri della Compagnia di Arezzo,in collaborazione con i colleghi del Gruppo della Guardia di Finanza di Arezzo. Nelle notti di movida, venerdì e sabato, in azione numerose pattuglie fino all’alba nei luoghi del divertimento e di aggregazione della città e dei centri vicini. Obiettivo: garantire la possibilità di divertirsi in sicurezza e senza rischi. Controlli mirati sulle disposizioni anti pandemia ma anche in tutte le direzioni. [TESTO]Durante l’attività al Dolceverde, tra l’altro, un 24enne straniero senza fissa dimora e con precedenti, è stato trovato in possesso di un coltello e di un tirapugni: denunciato. [/TESTO]Denunciate altre 5 persone: un 37enne pugliese residente nel Valdarno alla guida dell’auto sotto l’influenza dell’alcol, un aretino di 53 anni residente nel Cortonese alla guida senza patente e tre uomini - un 21enne aretino, un pakistano di 26 anni ed un 45enne del Valdarno per aver violato il divieto di ritorno ad Arezzo.