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Arezzo, baby gang: cinque giovanissimi accusati di associazione a delinquere per le aggressioni in centro

Luca Serafini
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Una associazione a delinquere tra minorenni. E’ formalizzata così la pesante accusa per cinque giovanissimi aretini. Hanno età comprese tra i 16 e i 18 anni e nei loro confronti è in corso un’indagine su una serie di odiosi episodi di bullismo nelle sue varie declinazioni avvenuti in centro nei mesi scorsi. L’attività è circondata da un comprensibile velo di riserbo per l’età degli indagati e delle loro vittime. Secondo l’ipotesi coltivata dalla Procura dei minori di Firenze il gruppo si sarebbe reso responsabile di fatti qualificati come lesioni aggravate in concorso. Delitti contro la persona: minacce, lesioni, percosse. Un’attività criminosa persistente e reiterata che, sempre secondo l’imputazione delineata, era finalizzata ad ottenere nella propria zona della città una “generalizzata subordinazione e intimidazione”. Come a dire: i padroni qui siamo noi. E allora ecco le prepotenze, i taglieggiamenti, i dispetti, i cellulari sottratti e restituiti dietro compenso, l’esercizio insomma di un dominio incontrastato. Forti del fatto di agire in sodalizio, ognuno con il proprio ruolo, assumendo connotati e modus operandi ispirato purtroppo a certe organizzazioni criminali dove i protagonisti sono i grandi. In questi giorni la procura dei minori ha affidato ad un esperto informatico il compito di copiare ed esaminare i contenuti degli smartphone, dei tablet e dei pc dei cinque giovani indagati. Lo scopo è quello di acquisire ulteriori elementi, scritti, fotografie o immagini a supporto delle accuse ipotizzate. Potrebbero aver immortalato le loro imprese, oltre a scambiarsi in chat messaggi. Tutto il materiale tecnologico era stato sequestrato dalle forze dell’ordine nel corso delle perquisizioni effettuate all’alba dello scorso primo luglio a casa dei cinque indagati (con anno di nascita 2003, 2004, 2005, 2006) e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per i cinque giovanissimi aretini non è stata adotta nessuna misura cautelare in considerazione dell’età. Avrebbero agito per noia e per cattiveria fine a se stessa senza un disegno preciso. Uno di essi è difeso di fiducia dall’avvocato Gabriele Tofi e gli altri quattro dall’avvocato Carlo Zingarelli. Due dei coinvolti nell’indagine hanno origini straniere. Oltre alla sequenza di episodi messi in fila dagli inquirenti e relativi ai mesi precedenti a luglio, l’inchiesta riguarda anche la detenzione, per uso personale, di sostanza stupefacente. Un altro aspetto che emerge, tutto da chiarire, sarebbe il possesso di ventimila euro da parte di uno dei giovanissimi. Un quantitativo ingente di denaro emerso nel corso del controllo domiciliare ma sul quale al momento non sembra ci siano contestazioni. Per mesi ad Arezzo rimbalzavano voci, segnalazioni, racconti di aggressioni verbali e fisiche, minacce, angherie, strafottenze, piccole estorsioni. Adesso si ha la certezza che il pm Filippo Focardi della procura minorile ha in mano un’inchiesta molto delicata i cui sviluppi sono tutti da conoscere.