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Arezzo, il sindaco Ghinelli: "Questa Giostra è per la città. Lancia d'oro dedicata agli aretini"

Francesca Muzzi
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Contro quasi tutti. Contro chi diceva che questa Giostra non sarebbe stata completa, non sarebbe stata una festa di popolo. Ma lui è andato avanti convinto che per ridare una svegliata alla sua città dopo il Covid ci voleva qualcosa della città. Il sindaco Alessandro Ghinelli passerà alla storia per essere stato, insieme a tutta la consulta della Giostra, come colui che ha ridato il Saracino ad Arezzo in tempo di Covid. C’è voluto coraggio e oggi, come dicono i ragazzi della sicurezza “il mondo ci guarda”. “Io non so se tutto il mondo ci guarda - dice Ghinelli - So che la nostra città, oggi, è particolarmente attenzionata. Ho avuto coraggio? Non faccio queste scelte per conquistare chissà cosa. Quasi un anno fa sono stato rieletto per la seconda volta sindaco e non devo dimostrare chissà che. Però questa Giostra si doveva fare”. Ce lo immaginiamo il sindaco Ghinelli a passeggio per le vie di un’Arezzo deserta in tempo di lockdown o affacciato alla finestra del suo Comune a pensare a cosa avrebbe riportato il sorriso sui volti degli aretini provati dal virus. “La Giostra”, si sarebbe risposto. “La Giostra”, avrebbe detto alcuni mesi dopo ai quattro rettori, al consigliere delegato Paolo Bertini. “Tutti l’abbiamo voluta - prosegue il primo cittadino - e se avessi potuto fare una doppia dedica sulla Lancia d’oro ci avrei scritto ‘per Arezzo e per gli aretini’, perché noi ci siamo e oggi lo possiamo dimostrare a chi ci guarda che siamo una grande città. Una città di serie A”. Poche, anzi pochissime Giostre sono state corse in Italia. A parte la Quintana di Ascoli e Foligno. “Se si possono fare, con tutte le sicurezze del caso, perché non farle. Io penso che Arezzo per la particolarità della manifestazione stia segnando il passo. Noi possiamo dimostrare che siamo maturi per tenere il virus fuori dalla piazza. Sono convinto di questo, sono fiducioso nei miei aretini”. C’è solo una cosa che preoccupa il sindaco Ghinelli e non si tratta del corteo, ma della fine della Giostra, quando sarà consegnata la Lancia. “Non mi preoccupa il corteo storico. Oppure ciò che avviene in piazza Grande. Mi preoccupa la fine del Saracino, nell’attimo in cui viene proclamato il quartiere vincitore. Sappiamo che nessuno dei quartieristi che è fuori dalla piazza può entrare e quindi chiedo massima responsabilità”. Lo stesso attimo nel quale anche i quattro rettori hanno fatto appello di aspettare il vincitore in piazza del Duomo e in piazza del Comune senza invadere piazza Grande. “E’ l’unico momento che mi preoccupa - prosegue Ghinelli - ma sono convinto che sapremo gestirlo nel migliore dei modi”. “Arezzo è pronta. La città è in festa - conclude Ghinelli - Oggi per Arezzo è una grande ripartenza e so che sapremo gestirla al meglio. Aretini è la vostra e nostra festa. Riprendiamoci la normalità”.