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Dalla A di Albo d'oro e Adalberto alla Z di zuffa: l'alfabeto della Giostra. Colcitrone vola con il rosso - green pass

Luca Serafini
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A Come Albo d’oro e Adalberto. Salutate la capolista. Porta Crucifera torna sola in cima con 38 lance. Nella giostra anti Covid, Colcitrone ha il rosso-green pass per il trionfo. Adalberto Rauco spezza lancia e digiuno.

B come Buratto. La lunga pausa non lo ha arrugginito. Incassa botte. E quattro centri. Ma annulla Vedovini che cercava con coraggio l’impresa facendogli cadere l’arma.

C come Covid. In teoria le maglie della prevenzione erano strettissime. Speriamo che il virus abbia marcato punti zero. La risposta è rimandata ai prossimi report Asl. 

D come Disfida. La lettura di Francesco Sebastiano Chiericoni, l’araldo, fa venire la pelle d’oca. Lui ci mette dentro la voglia di riscatto di tutto un popolo. E in piazza qualcuno, mentre lui proclama, recita a memoria parola per parola.

E come espulsioni. La vera Giostra è anche casino. Almeno un po’. Baraonda tra figuranti e cartellini rossi dopo la seconda carriera di Colcitrone, contestata per un tocco al cavallo prima della riconsegna della lancia. Non sanzionato.

F come Fazzuoli Andrea. Il rettore si trasfigura quando il sindaco gli consegna la lancia di Dante Alighieri. E riceve pure il doppio bacio accademico dal sindaco.

G come Ghinelli. Per qualcuno è diventato troppo americano, invece ha tirato fuori il meglio dell’aretinità credendo (con Paolo Bertini e tutto il mondo giostresco) nel Saracino della ripartenza.

H come silenzio. Quello che precede il “ma” dell’araldo nella lettura dei punteggi, è un silenzio da respiro trattenuto. Goduria o tormento.

I come inutile. il magnifico 5 piu’ 5 della premiata ditta Scortecci e Cicerchia non fa spiccare il volo alla Colombina. Precisi e infallibili, ma le loro lance restano intatte.

L come legno. Gli specialisti si interrogano: tavolone di legno douglas difettoso? Questione di venature? Colpo inferto in modo particolare dal cavaliere Adalberto? La risposta, forse, su Quark.

M come Maestro di campo. Diventa bersaglio di aspre contestazioni da parte di chi vorrebbe penalizzare Colcitrone per il tocco di un figurante a Carlito Brigante, il cavallo di Vanneschi, al rientro dalla carriera. Gesto volontario o no? Aveva il percorso impicciato da figuranti. Episodio controverso, da moviola, da var, con vivisezione del regolamento.

N come notturna. Ora che la Giostra si è svegliata dal lockdown, bella e sorprendente, che la storia prosegua dritta senza altri stop. Prossima sfida la notturna di giugno 2022.

O come omaggio. Commovente la dedica del capitano rossoverde Alberto Branchi al babbo gravemente malato.

P come come Pia. Il nome che rimanda alla Divina Commedia dell’Alighieri, la Pia dei Tolomei, è quello del cavallo che porta Rauco all’impresa: il 4 moltiplicato per 2 con la lancia infranta che manda all’Inferno la concorrenza.

Q come qualità. I giostratori hanno avuto tanto tempo per prepararsi. E il livello, già alto, quasi chirurgico, cresce sempre più. 

R come come Rauco. Match winner. Il suo tiro ha rotto un digiuno che a Colcitrone durava dal giugno 2015 (Fardelli e Vannozzi). Forza e fortuna. Ora la gioia. Poi avrà l’onere di doversi confermare.

S come come Sommo Poeta. Nel 700° della morte di Dante la lancia dedicata a chi coniò la miglior definizione degli aretini: botoli ringhiosi.

T come Teletruria. Magnifiche riprese anche con l’ausilio del drone. Luca Caneschi con Giorgio Marmorini e Andrea Lanzi accompagnano i telespettatori come Virgilio fece con Dante in una piazza che non è bolgia ma festa. 

U come ultimi. Porta del Foro mastica amaro e si mantiene a distanza siderale dai primi: 27 lance, dieci meno di Santo Spirito e Sant’Andrea. Giostra preparata con cura e dedizione. Ma per replicare all’8 di Colcitrone serviva il jolly.

V come Vanneschi. Calcolatrice alla mano usa prudenza e cinismo nella seconda tornata di carriere: dopo l’8 del compagno va sul facile 3 per totalizzare un 11 inarrivabile per gli altri.

Z come zuffa. Vedi sopra. Ma quando i colori si mischiano sulla tavolozza di Piazza Grande, senza esagerare, è quel tocco di pepe che rende più gustoso il piatto.