Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Il sindaco Ghinelli dopo la Giostra: "Arezzo ha ripreso la sua identità. Invasione di campo? Ci dobbiamo lavorare"

Francesca Muzzi
  • a
  • a
  • a

Il sindaco Alessandro Ghinelli alla fine si commuove. La tensione accumulata da giorni si scioglie quando la piazza è quasi vuota. Resta il Buratto, sconfitto, a vigilare suuna Giostra che il primo cittadino definisce: “Bellissima”. “Erano anni - continua Ghinelli - che non vedevo una lancia spezzata e questo ha messo pepe agli altri quartieri”. Non è mancato niente in questa Giostra, anche la litigata, per usare un eufemismo, tra Sant’Andrea e Porta Crucifera: “Una sforforina che sta nelle cose - la chiama il sindaco - sedata in poco tempo grazie all’aiuto della polizia locale. Ma ricordiamoci soprattutto della bella festa di colori, dei suoni, tutto bellissimo”. Quello che temeva Ghinelli, però è successo. Vale a dire l’invasione di campo non appena finita la Giostra da parte dei quartieristi di Porta Crucifera. “Ho visto sì un mucchietto di persone là nel mezzo alla piazza. Ci si può lavorare per fare in una maniera diversa, magari facendoli entrare un po’ per volta, però spero anche che la prossima edizione di giugno non ci sia bisogno delle mascherine e che tutti possiamo tornare in piazza”. E’ stata comunque l’edizione del coraggio, quello che il sindaco ha avuto portando avanti l’idea di Giostra. 
“Questa è un’edizione dedicata agli aretini. Ha vinto Porta Crucifera, quartiere più caldo di tutti e quello che darà meno problemi di tutti. Non sarebbe stato così se avesse vinto qualcun altro”. “Sono contento di come è andata questa Giostra - continua il primo cittadino - Sì, io mi reputo una persona coraggiosa e tengo tantissimo alla mia città. Quello che ho fatto l’ho fatto pensando agli aretini”. Tanto che a loro e ad Arezzo, Ghinelli avrebbe voluto dedicare la Lancia d’Oro. “In realtà - prosegue ancora il sindaco - uno degli obiettivi non dichiarati di questa Giostra era anche quello di ridare un’identità alla città che non era persa, ma forse era un po’ offuscata. Dovevamo dargli la spinta per ripartire”. Poi Ghinelli guarda la piazza, con quel Buratto che ancora sembra la faccia da padrone, con la lizza calpestata, con il sole che tramonta e con la gente che ormai si è riversata al Duomo, i vincitori e per Corso Italia i vinti e con questo panorama, come uno scrittore mette il punto e va a capo: “Ecco - dice Ghinelli - si riparte da questa edizione del Saracino dove si è fatto tutto quello che si doveva fare e l’abbiamo fatto in maniera tranquilla. Sì con questo Saracino possiamo riprendere fiducia in un cammino che abbiamo interrotto due anni fa”. E alla fine si commuove. Come tutta la piazza quando è risuonato l’inno “Terra di Arezzo”. In tanti hanno messo la mano sul cuore, come si fa per l’inno di Mameli, ma stavolta quel gesto ha significato altro e anche tanto. Arezzo ha ritrovato la sua Giostra, quella che alcuni volevano snobbare e che invece ora riaccolgono con il sorriso. Come un punto e a capo.