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Arezzo, padre padrone pakistano: botte alla moglie e atti sessuali sulla figlia, condannato a 5 anni ma irreperibile

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Il pakistano, violento, maltrattava la moglie e le figlie di 17, 13 e 11 anni. L’inferno in casa: aggressioni, minacce, angherie. Un giorno arrivò a minacciare la donna con il martello. E poi percosse, parole irripetibili. Perfino atti di violenza sessuale - baci e palpeggiamenti - su una delle bambine. 
Cinque anni di reclusione ad un uomo del Pakistan finito a processo davanti al tribunale di Arezzo per fatti avvenuti anni fa in un centro della Valdichiana. Una brutta storia.
Accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale, lo straniero si è reso irreperibile nel territorio nazionale: pare sia tornato in Pakistan. In sua assenza, a palazzo di giustizia è stata tratteggiata la vicenda da brividi nella quale, a quanto emerso, avrebbe in qualche modo influito anche un atteggiamento intollerante da parte del padre di famiglia, di fede islamica, verso le frequentazioni troppo occidentali delle figlie. 
L’imputato era difeso dall’avvocato Guido Cosulich mentre la moglie e le figlie erano parte civile con gli avvocati David Scarabicchi e Simona Innocenti. Hanno ottenuto il risarcimento da stabilire in separata sede. Ma è difficile se non impossibile che ottengano qualcosa dall’uomo che appunto è sparito dalla circolazione, mentre il danno patito dalla donna e dalle figlie rimarrà, incancellabile, come uno scomodo tatuaggio nelle rispettive personalità. Umiliazioni e sofferenza. Il pubblico ministero Chiara Pistolesi, alla luce degli elementi di prova cristallizzati nel dibattimento, aveva chiesto una condanna di poco superiore: cinque anni e tre mesi. Il collegio di giudici, composto dal presidente Gianni Fruganti con i giudici Michele Nisticò e Ada Grignani, ha ritenuto il 54 colpevole e lo ha condannato a cinque anni. 

L.S.