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"Non archiviate la morte di Helenia". Il padre deposita memoria e sit in al tribunale: auto le andò contro

Luca Serafini
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“Non archiviate la morte di Helenia”. L’appello parte da familiari e amici della ragazza che amava tanto gli animali, la volontaria dell’Enpa rimasta uccisa nel terribile schianto del 6 novembre 2019 in via di Ristradella: un’altra auto le piombò addosso e lei non poté far nulla per evitarla. Il 14 settembre, martedì, ci sarà un sit in (ore 12) davanti al tribunale. Il tam tam sui social è iniziato. Quel giorno il giudice potrebbe chiudere la vicenda affermando la non punibilità dell’automobilista accusato di omicidio stradale: un colpo di sonno patologico per un disturbo che l’uomo non sapeva di avere, diagnosticato dopo, sarebbe responsabile dell’incidente. Ed Helenia Rapini quindi sarebbe morta perché in quel pomeriggio triste e nuvoloso non doveva trovarsi lì a percorrere la sua corsia di marcia. Una beffa che parenti e conoscenti della ragazza vogliono scongiurare. L’avvocato Francesco Valli, che assiste il babbo di Helenia, ha depositato una seconda memoria al giudice Giulia Soldini che dovrà deve decidere se accogliere o meno la richiesta della difesa dell’imputato, pronunciata nella precedente udienza dall’avvocato David Scarabicchi. Si chiama Osas la sindrome della quale soffre il conducente della Nissan Qashqai che deviò la sua traiettoria e centrò frontalmente la Hyundai Atos di Helenia. Che non ebbe scampo. La “sindrome delle apnee ostruttive del sonno” avrebbe causato un malore improvviso e imprevedibile, mentre l’uomo era al volante, facendogli perdere il controllo. Si sarebbe addormentato ma non sarebbe condannabile perché in quel momento incapace di intendere e di volere. La patologia gli è stata diagnosticata successivamente all’incidente dal medico legale ed è riconosciuta dall’Inps. Ma andò davvero così? Secondo la difesa della famiglia Rapini gli elementi portati nel processo non sono attendibili. “La circostanza che all’imputato in epoca successiva all’incidente sia stata diagnosticata la sindrome delle apnee ostruttive del sonno” argomenta l’avvocato Valli “non è sufficiente per affermare che l’invasione di corsia possa essere attribuita ad un inevitabile ed imprevedibile colpo di sonno patologico, posto che agli atti non vi sono esami diagnostici o riscontri oggettivi che possano convalidare tale tesi”. Il legale prosegue: “Ciò che è certo è che l’autovettura dell’imputato procedeva ad una velocità di almeno 70 km/h, per nulla quindi commisurata alle caratteristiche e alle condizioni della strada considerato che la Via di Ristradella è una strada stretta, piena di buche e avvallamenti, con velocità massima consentita di 50 km/h dove spesso, a causa dell’inosservanza delle norme sulla circolazione stradale ed in particolare di quelle relative alla velocità, si verificano degli incidenti.” Un eccesso di velocità probabilmente decisivo nella dinamica e nella tragedia. Per l’avvocato Valli “si deve dunque ragionevolmente ritenere che le cause che hanno determinato il sinistro mortale sono quelle individuate dal Pubblico Ministero nel capo di imputazione, ossia che il conducente, senza assicurarsi di non creare pericolo per la circolazione, non regolava la velocità del veicolo in base alle caratteristiche e alle condizioni della strada superando il limite di 50 km/h previsto dalla segnaletica verticale, cagionando quindi con colpa consistita in negligenza, imprudenza, imperizia ed inosservanza delle norme sulla circolazione stradale la morte della Rapini”. Insomma, anche passasse il concetto del colpo di sonno per Osas, sostiene l’avvocato, questo “non sarebbe sufficiente ad escludere la sua responsabilità per l’omicidio colposo”. Portando questi e altri argomenti, Silvano Rapini padre di Helenia, confida che venga affermata la penale responsabilità dell’imputato con la condanna alla pena di giustizia oltre alla sanzione della revoca o della sospensione della patente. In udienza sarà battaglia tra le parti, con la difesa dell’imputato forte della sua perizia medico legale. Ma il giudice Giulia Soldini di fronte ad un caso così delicato e controverso, senza precedenti, potrebbe optare per disporre una sua super perizia.