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Fredy Pacini assume. Lavoro, bici, famiglia: la nuova serenità del gommista che incontra l'oste di Lodi

Luca Serafini
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Fredy Pacini assume. Lo ha scritto su facebook nella sua bacheca: “La ditta Pacini Fredy, gommista da 60 anni, cerca per la propria azienda, una figura preferibilmente già con esperienza nel settore pneumatici auto/moto/camion.” Con la precisazione: “Richiesta disponibilità immediata al lavoro full time”. L’offerta di impiego da parte del gommista di Monte San Savino che per legittima difesa uccise il ladro entrato a rubare nel suo capannone, è il segno definitivo della stagione di “nuova normalità” e serenità di Pacini. L’archiviazione dell’accusa penale, lo scorso marzo, ha posto fine alla tortuosa vicenda giudiziaria. Un grosso sospiro di sollievo per chi, è stato sancito dal giudice, non può essere punito per aver sparato con la pistola regolarmente detenuta, da solo, al buio, senza vie di fuga, svegliato di notte da una banda di malviventi muniti di piccone e probabilmente armati. Accadde lì, in via della Costituzione 29, al Monte, il 28 novembre 2018. Dove Fredy non ha mai saltato un giorno di lavoro, con abnegazione e competenza. Anche quest’anno non ha fatto ferie al mare o in montagna tanto è preso dal buon andamento della sua attività, fondata dal babbo e poi portata avanti da lui dopo aver cominciato a lavorare da giovanissimo. La ditta occupa sei persone: Fredy, la moglie, la figlia e altri tre dipendenti. Il sessantenne Fredy Pacini rifugge dai programmi televisivi dove vorrebbero spesso invitarlo, non ama le interviste. Concretezza, operosità. Niente protagonismi. La sua passione è la bicicletta, in particolare la mountain bike. Partecipa a gran fondo e gare di cross country. Domenica prossima, per dire, sarà ai nastri di partenza fra i mille della Sinalunga Bike. Nel capannone oltre all’attività di gommista svolge anche quella di vendita di biciclette, tradizionali e di nuova generazione, le e-bike. Proprio quei prodotti erano, oltre alle gomme, l’obiettivo dei ladri che negli anni scorsi avevano scambiato la sua ditta per un self service. Lui decise di porre lì dentro la sua dimora: ci dormiva. Pronto a difendere la sua attività, il suo lavoro. Sparò al moldavo, rimasto ucciso, perché quella notte sentì di essere in pericolo di vita: potevano farlo fuori. Dei colpi esplosi, senza prendere la mira, uno ebbe conseguenze mortali per il malvivente. Certo, quella notte resterà impressa nella sua mente e nella sua esistenza, per sempre. Ma la coscienza Fredy l’ha sempre sentita a posto. E la giustizia, con la decisione del giudice Fabio Lombardo, è perfettamente allineata. Lavoro, bici, famiglia. Il paese gli vuol bene. Al fianco ha avuto un avvocato, Alessandra Cheli, che lo ha difeso bene e protetto dalla luce abbacinante dei media. Normalità. Giorni fa Fredy ha incontrato l’oste di Lodi, Mario Cattaneo, protagonista di una pagina di cronaca simile. Assolto in primo grado per legittima difesa, Cattaneo deve affrontare il processo di appello. Si trovò nel locale quattro ladri e fece fuoco col fucile: uno morì. “Fredy Pacini e Mario Cattaneo” dice l’avvocato Cheli “due persone che ben avrebbero fatto a meno di assurgere agli onori delle cronache, ma che non potranno mai più fare a meno di essere legati da una profonda e reciproca stima”. Pacini e Cattaneo si sono conosciuti in questi anni per le comuni disavventure e ne è nata una grande amicizia.
Ora Fredy cerca un operaio. Meglio se già con esperienza. Per lui il lavoro è sacro e quello del gommista, dice, è un mestiere di grande responsabilità: il cambio gomme è determinante per la sicurezza delle persone.