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Arezzo, compra casa popolare nel 1995 e ora scopre che fu costruita nel 1972 in modo non conforme: sanzione e guai

Luca Serafini
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Mezzo secolo dopo la costruzione delle case popolari al Villaggio Dante, si scopre che il palazzo inaugurato nel 1972 non corrisponde al relativo progetto datato 1967. Terrazze che ci sono e non ci dovevano essere, finestre al posto di muri e, viceversa, muri dove erano previste finestre. Sostanziali differenze venute a galla a distanza di decenni a discapito di una cittadina aretina che si trova al centro di una situazione paradossale. Sì perché quell’alloggio popolare alla periferia della città, lei e la sua famiglia, a costo di sacrifici, lo hanno acquistato (nel 1995) da Ater - la società partecipata dal Comune che si occupava di edilizia residenziale pubblica, adesso Arezzo Casa - ma ora saltano fuori problemi di “non conformità”. Il che significa: impossibilità, almeno al momento, di vendere l’immobile. E sanzione in arrivo per oltre mille euro. 
Una beffa, una situazione paradossale, uno di quei casi in cui il cittadino si trova stritolato da ingranaggi che non ha certo messo lui in azione. Da quanto ci risulta, analogo problema di difformità degli alloggi rispetto al progetto originario, lo ha tutto il palazzo al Villaggio Dante. Solo che finora la questione non era venuta a galla perché nessuno di coloro che abitano nelle case si è trovato a tu per tu con l’anomalia. 
E’ capitato invece alla signora aretina che in questo 2021, a seguito del decesso dei suoi genitori, ha avviato le necessarie pratiche per procedere alla vendita dell’alloggio. E’ in quella fase di accertamenti burocratici propedeutici al passaggio di proprietà, che si è palesata a sorpresa la realtà. 
Nel 1967 al Comune era stato presentato un progetto per quel palazzo ma quando nel 1972 l’opera era terminata, l’immobile era tutto diverso dalle carte progettuali ed è stato accatastato così come si presentava. Così oggi al Catasto il palazzo risulta a posto, in linea con quello che era stato effettivamente edificato, ma al Comune l’edificio è stato dichiarato e autorizzato in modo diverso. Un bel pasticcio. Nel 1995, come detto, Ater ha venduto l’alloggio alla cittadina, ovviamente ignara di questo problema. Salvo poi scoprire, adesso, l’inghippo. Con il Municipio che chiede la relativa sanzione di oltre 1.000 euro che dovrebbe pagare la proprietaria della casa. Nel frattempo la vendita non è possibile finché non sarà sanata la situazione - tutto il palazzo è da regolarizzare - dato che nessun geometra può certificare la conformità per la stipula dell’atto. Un cortocircuito del sistema dove qualcuno ha sbagliato ma a rimetterci è il cittadino. E il bello è che tutti i dodici appartamenti si trovano nella stessa condizione da sanare.