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Bullismo ad Arezzo, in due accusati di estorsione con la pistola per avere sigarette da coetaneo. Uno irreperibile

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Luca Serafini
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Due bulli, uno con la pistola in pugno, avrebbero intimorito un ragazzino per farsi consegnare due sigarette. Estorsione aggravata dall’uso delle armi: questa la pesante accusa. Il fatto è inedito ma non recente, anzi risale a qualche anno fa. L’udienza preliminare per i due giovanissimi è in programma giovedì della prossima settimana, 23 settembre, davanti al gup del tribunale dei minorenni di Firenze. La vicenda è ambientata in città dove i fatti di violenza minorile sembrano una costante. Si susseguono nel tempo, spia di un disagio diffuso che la scuola, le istituzioni e le famiglie stentano a fronteggiare. Il caso parla di due minori che si comportano come delinquenti incalliti. Il loro bersaglio, un ragazzo aretino. La solita prepotenza consistita nel pretendere qualcosa: non soldi, sigarette. L’obbligo di rispondere sì oppure sono botte, fastidi, angherie. Una pistola, chissà come tra le mani di uno dei bulli, viene scarrellata davanti agli occhi della vittima, che a quel punto cede e consegna quanto richiesto: due sigarette, appunto. Ad occuparsi di questo caso, che risale al 2016, è stata la questura che ha individuato i presunti autori: uno, di origini albanesi, nel frattempo è sparito dalla circolazione, non è più ad Arezzo, mentre l’altro, di origini pakistane, sostiene di essere estraneo all’estorsione. Nel frattempo è diventato maggiorenne. Spettatore sì, dice, ma senza svolgere alcun ruolo intimidatorio o violento. La pistola? Non era sua. A difenderlo di fiducia è l’avvocato Alessandro Calussi. Un filo rosso congiunge questo vecchio caso ancora pendente e i recenti fatti, come l’aggressione al 16enne disabile non vedente alle scale mobili e il naso fratturato all’uomo in piazza Sant’Agostino. C’è sempre la richiesta strafottente di sigarette, fino a mettere le mani negli zainetti altrui, fino a strapparle dalle mani delle persone. Il 17enne finito in carcere lunedì (“Indole violenta”) è accusato proprio di questo: rapine e lesioni. Esercizio sistematico di un dominio nel territorio. Uso della forza. Con complicità. E nel caso degli altri cinque (italiani e stranieri) denunciati per la sequenza di aggressioni dei mesi scorsi fino a luglio, l’ipotesi è l’associazione a delinquere.