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Arezzo, lavoro: ditte di autospurghi non trovano personale da assumere. "Provano e se ne vanno, qui serve impegno ma lo stipendio è buono"

Luca Serafini
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“Non troviamo persone disposte a lavorare. Provano per qualche giorno e rinunciano. Neanche lo stipendio vicino ai 2 mila euro li attrae. Parlo per tutto il nostro settore, quello degli spurghisti. Sì, io e i miei colleghi non riusciamo a trovare dipendenti da assumere”. Andrea Falcinelli parla a nome del gruppo Cna Fita che raccoglie gli imprenditori che si occupano di autospurgo. Da qualche tempo hanno fatto rete tra di loro per affrontare i problemi comuni alla categoria. Ogni giorno vanno in giro per la città e la provincia con i loro mezzi: pronto intervento per servizi su reti fognarie di immobili residenziali e industriali, pulitura di fosse biologiche e pozzi neri ma anche asportazione liquami e prosciugamento di ambienti allagati. “Il nostro mestiere si spiega male a parole, va provato ed è un lavoro impegnativo ma adeguatamente remunerato” dice Falcinelli. “Il problema è che la gente, dico la verità, ha poca voglia di sudare, di alzarsi presto la mattina, di dare continuità all’impegno che occorre”.

A tenere lontani giovani e disoccupati non è tanto il campo operativo del mestiere, la pulizia di fosse biologiche, quanto la prestazione d’opera fisica alla quale dedicarsi. “Provano un po’ e poi se ne vanno” continua Falcinelli “io ho avuto un colpo di fortuna a trovare due persone, un giovane e un cinquantenne, da inserire nei ranghi ma sono sotto organico e da sette, otto mesi non si trova proprio nessuno. Da me sono passate sei persone in sequenza e nessuno è rimasto”.

Falcinelli parla per la sua ditta, conosciutissima, ma lo stesso, assicura, vale per gli altri. Tutti a caccia di dipendenti. “Per questo lavoro poi occorre la patente C del camion ed è necessario un periodo di formazione”, spiega. “Tra gli aretini è difficilissimo trovare lavoratori, più facile che vengano dal sud o stranieri”. Un lavoro fisico ma che richiede anche abilità di guida, dimestichezza con certe tecnologie e pure capacità di contatto. “Ci si presenta nelle case a fornire il servizio e occorre saper parlare e interloquire con le persone”. E aggiunge: “Certo, vuotare una fossa biologica è un lavoro particolare ma assistere a questa fuga dall’occupazione, dallo stipendio, in aziende strutturate come le nostre, pone seri interrogativi”.