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Arezzo, il dg D'Urso dopo i rilievi del Calcit: "Lavori per 50 milioni all'ospedale San Donato. L'Asl non è ferma e io ci sono"

Luca Serafini
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Presente e operativo. “Ad Arezzo io ci sono e l’Asl non è affatto ferma, anzi: arrivano 50 milioni di investimenti per migliorare il San Donato”. Il direttore generale Antonio D’Urso risponde così al sollecito del Calcit, il comitato autonomo contro i tumori, che quando parla va ascoltato con massimo rispetto per la storia costellata di donazioni e il valore che ha. E ieri dal presidente del Calcit Giancarlo Sassoli, è arrivata una scossa critica verso i responsabili della sanità ai vari livelli, compresi i vertici dell’azienda: rilievi mossi sulla programmazione e l’organizzazione, l’altolà ai tagli, l’esigenza di una conduzione ancora più presente e palpabile in terra aretina. Con riferimento, evidentemente, al direttore generale diviso tra Arezzo, Siena e Grosseto. “E’ bene che il Calcit svolga la sua azione di stimolo costruttivo”, premette D’Urso, “ma voglio rassicurare su alcuni aspetti molto concreti: intanto, l’azienda ha ottenuto recentemente ulteriori fondi per l’ospedale San Donato e presto illustreremo il piano da 50 milioni per le strutture, l’ammodernamento tecnologico e la sicurezza”. Quanto alla questione dell’Hospice, D’Urso non si scompone: “Si profila un percorso condiviso con Calcit, sindaco e Regione che poggia su un finanziamento per realizzare l’Hospice nell’area del Pionta”. Sui reparti dell’ospedale di Arezzo, il direttore generale ci tiene a sottolineare: “Hanno tutti il primario e anzi vorrei dire che, cosa mai successa né qui né altrove, nel caso di Anestesia e rianimazione il cambio è stato immediato: il giorno dopo l’uscita del primario precedente”. Scelte organizzative, programmazione, analisi delle criticità e soluzioni su ospedali e servizi territoriali, sono il pane quotidiano del lavoro dirigenziale al quale D’Urso, fa intendere, vuol dedicarsi anima e corpo - oltre all’emergenza Covid - fino al termine del contratto. Che scade a marzo. “Non è scritto da nessuna parte che sei mesi prima della scadenza di un contratto vengano meno le condizioni di impegno precedenti. Posso garantire - aggiunge - che se mi si dice che ad Arezzo sono poco presente, nelle altre zone della Asl mi si rimproverano il contrario. Ad Arezzo ci sono tre giorni alla settimana e domani (oggi ndr) l’incontro con i colleghi direttori si terrà ad Arezzo. Credo che Sassoli abbia sollevato questioni più generali e non rivolte alla mia persona. Sono qui dal 20 marzo 2019 e ciò che avverrà a marzo, se la riconferma o altro, lo stabilirà la Regione. L’Asl, mi preme dirlo, non è assolutamente ferma e stiamo lavorando sodo”. L’elenco delle criticità stilato dal Calcit va “dal ripristino in modo definitivo di alcuni reparti” a lavori in corso da completare (“laboratorio di analisi, sala angiografica, blocco operatorio, rianimazione, Oncologia, viabilità e sosta nell’anello interno; progetti da avviare con urgenza come Hospice e Modica”). Lamenta, il Calcit, una crisi di identità del polo sanitario aretino. Deficit che mal si conciliano con ulteriori paventati tagli. A fronte di costi per il Covid ritenuti eccessivi per “mancata e colpevole programmazione degli investimenti”, oltre a una serie di “sprechi e inefficienze”. E la necessità di ridisegnare il perimetro delle Aree vaste “nella direzione di ampliarne il numero rispetto alle tre attuali tenendo conto dei territori”. Questioni macro ma anche locali. Il dg D’Urso ascolta con rispetto e risponde: “Io ci sono”.