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Arezzo, operatrice sanitaria sospesa dall'Asl per post Facebook sul Covid ma giudice le ridà lavoro e stipendi

Luca Serafini
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Operatrice socio sanitaria viene sospesa dalla Asl per aver scritto su Facebook alcuni post critici sull’emergenza sanitaria, ma il giudice del lavoro annulla il provvedimento disciplinare e la rimette al suo posto. Protagonista del caso è una 57enne aretina, dipendente dell’azienda sanitaria locale, e la sentenza del giudice Giorgio Rispoli è fresca di inchiostro. Il giudice ha accolto il ricorso della donna contro la punizione che la teneva fuori dall’organico per sei mesi con relativo stop allo stipendio. Ma la sua condotta, secondo il giudice, non rappresenta una infedeltà verso il datore di lavoro: non ha attaccato l’azienda, i dirigenti, i medici, ma ha espresso il suo pensiero sulla pandemia e sulle misure per fronteggiarla. E questo è legittimo. Gli scritti incriminati erano tre. In uno la Oss, commentando una notizia di Sky Tg 24 sui tamponi salivari per i bambini under 12, contestava la diagnostica, ritenuta troppo invasiva per i piccoli. E se ne usciva con una battuta forte: “i tamponi metteteveli...” Espressione scurrile e deprecabile, evidenzia il giudice, che tuttavia rientra nell’alveo del libero pensiero e non è tale da compromettere il regolare rapporto di lavoro per quanto la Asl operi nel quadro del sistema sanitario nazionale. La forte critica, poi, sarebbe stata ispirata da un senso di protezione verso i bambini.
Era marzo e l’operatrice sanitaria era oggetto di osservazioni molto attente da parte della Asl. Che avrà avuto i suoi motivi. Fatto sta che l’attività su Facebook della donna veniva controllata. E alcune esternazioni hanno dato corpo al severo provvedimento disciplinare. Contestati dei commenti della 57enne a certe dichiarazioni dell’opinionista Diego Fusaro e un altro post nel quale la dipendente, commentando dati statistici, distingueva tra “morti di Covid” e “morti con Covid”. Le pubbliche considerazioni della operatrice sanitaria non sono piaciute all’Asl Toscana sud est e sono state ritenute meritevoli della sospensione. La 57enne ha impugnato la punizione e il giudice Rispoli l’ha ritenuta sproporzionata, dopo aver valutato e soppesato gli interventi della Oss sul web. La operatrice, fuori dall’orario di lavoro e a livello personale, avrebbe espresso le sue convinzioni e i suoi dubbi, senza peraltro aderire a posizioni estreme, e senza ledere il vincolo di necessario rispetto e fiducia verso l’azienda. Il giudice del lavoro, quindi, pur biasimando certe espressioni eccessivamente colorite usate della dipendente, ha stabilito che per ciò che ha fatto non le può essere tolto lo stipendio. Sanzione disciplinare annullata e restituzione dei soldi non percepiti.