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Arezzo, processo sul crac Banca Etruria: è il giorno del verdetto per 23 big

Marco Antonucci
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Crac Banca Etruria: è il giorno del verdetto. Questa mattina alle 9.30 le porte dell’aula Miraglia si riapriranno per l’ultimo atto del processo per la bancarotta dell’istituto di Via Calamandrei. Ventitré big chiamati in causa per le due fattispecie di bancarotta fraudolenta o semplice, assistiti da decine di avvocati. Oltre duemila le parti civili ammesse - tra queste anche il Comune di Arezzo - in un procedimento che ha vissuto decine di udienze, a partire dall’aprile 2019. Un processo che ha dovuto affrontare lo stop per l’emergenza Covid e anche un cambio di sede, con il dibattimento costretto a traslocare - per rispettare le regole sul distanziamento anti contagio - nella Sala dei Grandi nel palazzo della Provincia. Una sessantina sono stati i testimoni convocati dalla sola accusa, rappresentata in aula da tre sostituti procuratori, i magistrati Andrea Claudiani (che nel corso del procedimento ha lasciato Arezzo per il tribunale di Perugia), Angela Masiello e Julia Maggiore che, coordinati dal procuratore capo Roberto Rossi, hanno formato il pool che negli uffici al terzo piano dell’ex Garbasso si è occupato in questi anni dei vari filoni d’indagine aperti in seguito al default della banca aretina. 

 


Un processo, quello sulla bancarotta, sicuramente centrale per riannodare i fili degli ultimi tribolati anni della storia dell’istituto di Via Calamandrei. Dal cambio alla presidenza Faralli-Fornasari, alle ispezioni di Banca d’Italia, al nuovo passaggio di consegne al vertice con la presidenza Rosi, fino all’arrivo dei commissari e alla messa in risoluzione nel novembre 2015. Una bancarotta, secondo la Procura, stimata in 200 milioni di euro; una ricostruzione punteggiata dai nomi di quelle operazioni finanziarie che si sono portate via un bel po’ di soldi mai più rientrati nelle casse dell’istituto. C’è il finanziamento Privilege, erogato per realizzare il maxi yacht che all’epoca si disse avesse interessato la coppia Brad Pitt-Angelina Jolie, rimasto invece ad arrugginire in un cantiere navale di Civitavecchia che non aveva accesso diretto al mare, e poi i milioni per le operazioni legate al relais Villa San Carlo Borromeo, Sacci o Città Sant’Angelo per citare soltanto alcuni dei capitoli della storia finanziaria degli ultimi anni di Banca Etruria. 

 


Oggi alle 9.30 dunque si insedierà il collegio, presieduto dal giudice Giovanni Fruganti, a latere Ada Grignani e Claudio Lara. Udienza aperta per eventuali repliche e poi via alla camera di consiglio al termine della quale si conoscerà il verdetto. 
Ventitré gli ex vertici chiamati in causa. La pena più alta - sei anni e sei mesi - è stata chiesta dall’accusa per Alberto Rigotti, imprenditore e membro del cda che fu al centro di quello che è stato definito “il colpo di stato”, ovvero la revoca di Elio Faralli e il successivo insediamento di Giuseppe Fornasari al vertice di Bpel. Cinque anni e quattro mesi sono stati chiesti dai pm per l’ex vicepresidente Giorgio Guerrini e il dirigente Federico Baiocchi De Silvestri; quattro anni e nove mesi per un altro vicepresidente, Giovanni Inghirami; quattro anni per Augusto Federici. La Procura ha chiesto tre anni e nove mesi per l’ultimo presidente della banca, Lorenzo Rosi; tre anni e quattro mesi per Mario Badiali e Saro Lo Presti; tre anni e tre mesi per Piero Burzi, tre anni e due mesi per Franco Arrigucci, tre anni per Paolo Luigi Fumi. Nell’elenco anche Giampaolo Crenca (due anni e quattro mesi), Paolo Cerini (due anni e quattro mesi), Carlo Platania (due anni e due mesi). Richieste anche per Alberto Bonaiti, Massimo Tezzon e Carlo Polci (un anno e sei mesi); Luigi Bonollo e Gianfranco Neri (un anno e quattro mesi); Maurizio Bartolomei Corsi (un anno e due mesi). Infine le richieste di un anno per Ugo Borgheresi, Laura Del Tongo e Andrea Orlandi. Una vicenda, quella legata alla bancarotta Etruria, che ha già conosciuto una prima pronuncia da parte di un tribunale. Nel corso dell’udienza preliminare erano state infatti giudicate le posizioni dell’ex presidente Giuseppe Fornasari e dell’ex direttore generale Luca Bronchi - condannati a cinque anni - del vicepresidente e direttore generale Alfredo Berni (due anni) e dell’ex consigliere di amministrazione Rossano Soldini (un anno) che nel 2009 se ne era andato via dal cda in contrapposizione aperta con i vertici di allora della banca. Verdetti per i quali è attesa la fissazione dell’appello.