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Crac Etruria, assolti dall'accusa di bancarotta 22 imputati su 23. Unico condannato Rigotti: 6 anni

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Tutti assolti con formula piena meno l'imprenditore Alberto Rigotti, condannato. Finisce così ad Arezzo il maxi processo per il crac di Banca Etruria, l'istituto di credito sparito dopo la messa in risoluzione con il decreto salvabanche del novembre 2015. Come annunciato dal Corriere di Arezzo la sentenza è arrivata questa mattina dopo le 9.30, ora in cui era fissata l'udienza finale. Vittoria della quasi totalità delle difese e teorema della procura che dunque si scontra con la decisione del collegio di giudici presieduto da Giovanni Fruganti. Sei anni di reclusione, invece, per Alberto Rigotti, imprenditore del nord ed ex consigliere della banca coinvolto in alcune delle linee di credito che erano state ritenute dissipazioni del patrimonio.

 

 

Assolti quindi Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Bpel, Giorgio Natalino Guerrini, Giovanni Inghirami, Laura Del Tongo solo per citare alcuni dei nomi in evidenza. Il lungo dibattimento sviluppatosi nel corso di decine di udienze approda ad una conclusione a sorpresa. I pm Julia Maggiore e Angela Masiello che avevano chiesto in complesso  pene per 64 anni. Non è stata quindi raggiunta la prova della colpevolezza di tutti gli ex vertici, amministratori e revisori dei conti di Etruria rispetto a circa 200 milioni di euro usciti senza ritorno dalla banca con il risultato di condurla verso il baratro. Responsabilità penali non corroborate dai fatti e assoluzioni con formula piena. Il dispositivo letto da Fruganti, con a latere i giudici Ada Grignani e Claudio Lara, fa calare il sipario in primo grado sul più grosso dei filoni giudiziari sulle vicende Bpel.

 

 

Nei giorni scorsi Letizia Giorgianni, leader delle Vittime del Salvabanche aveva dichiarato di auspicarsi un verdetto di giustizia, avvertendo il timore che potesse finire tutto in un nulla di fatto. Immagine simbolo dei finanziamenti di Etruria che per i pm furono concessi pur sapendo che non vi erano garanzie di rientro e rivolti a soggetti 'amici' è quella dello yacht Privilege Yard rimasto ad arrugginire nel cantiere dopo aver inghiottito fior di milioni, Una serie di operazioni erano finite nel mirino: soldi per aziende da risollevare, progetti di rilancio, operazioni immobiliari. Un pozzo, secondo l'accusa, che vide svanire risorse dell'antica popolare aretina.

 

 

Il pool della procura non vede riconosciuta la sua impostazione. Ora, alla luce anche di questo pronunciamento, dovrebbe partire in secondo grado il processo d'appello per l'ex presidente Giuseppe Fornasari e l'ex dg Luca Bronchi che invece erano stati condannati a cinque anni con rito abbreviato.

 

Al tribunale di Arezzo in merito alla presunta bancarotta resta aperto anche il filone sulle cosiddette consulenze d'oro che vede tra gli imputati per bancarotta semplice Pier Luigi Boschi, ex vice presidente, insieme ad una decina di altri ex dell'istituto di via Calamandrei.

Ad Alberto Rigotti erano state contestate dalla procura le sofferenze accumulate dal gruppo Abm Network per circa 15 milioni di euro, soldi che, secondo l’accusa, l’imprenditore e consigliere della banca avrebbe attinto a più riprese alle casse dell’istituto. Gli altri imputati assolti sono Giorgio Guerrini; Federico Baiocchi De Silvestri; Giovanni Inghirami, che è stato vice presidente di Banca Etruria; Augusto Federici; Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Banca Etruria prima del commissariamento; Laura del Tongo; Andrea Orlandi; Ugo Borgheresi; Franco Arrigucci; Mario Badiali; Maurizio Bartolomei Corsi; Alberto Bonaiti; Luigi Bonollo; Piero Burzi; Paolo Cerini; Giampaolo Crenca; Paolo Fumi; Saro Lo Presti; Gianfranco Neri; Carlo Platania; Carlo Polci; Massimo Tezzon. Il 24esimo imputato era il tributarista e docente universitario Enrico Fazzini, deceduto lo scorso 31 luglio all’età di 76 anni.