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Assoluzioni crac Banca Etruria, Guerrini commosso: "E' stata dura, ora gioia". Rosi: "Fine di un incubo"

Marco Antonucci
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Giorgio Guerrini è visibilmente emozionato quando esce dall’aula Miraglia alla Vela. I giudici hanno appena finito di leggere la sentenza che lo assolve dall’accusa di bancarotta insieme ad altri 21 ex vertici dell’istituto di Via Calamandrei. “E’ stata dura, ma ora provo una grande gioia, tanta felicità nel poter comunicare questa notizia ai miei familiari. E’ stato difficile spiegare loro quello che mi stava succedendo”.

“Per fortuna” le parole dell’ex vicepresidente di Banca Etruria, presente a quasi tutte le udienze di questo processo, “le basi hanno retto: gli affetti familiari, gli amici. Voglio ringraziare il collegio perché ha giudicato con grande attenzione, valutando quello che è successo. Si è fatta chiarezza su un gruppo di dirigenti che ha guidato la banca in anni difficili, ma che non ha avuto nessuna colpa sul default. E ricordo che io era uscito dalla banca dieci anni prima”.

“E’ finito un incubo”. Sono queste le parole che Lorenzo Rosi, l’ultimo presidente di Banca Etruria, ha affidato via telefono al suo avvocato Antonino Giunta. “Il tribunale di Arezzo ha smontato il teorema: la crisi della banca non era riconducibile a responsabilità degli amministratori. E non dimentichiamo la questione della svalutazione dei crediti deteriorati” è il commento del legale dell’ex presidente. 

“C’è grande soddisfazione, come sempre quando una sentenza restituisce innanzitutto la dignità ad un uomo che ha sofferto per anni sotto il peso di accuse enormi, anche a causa della gogna mediatica” ha sottolineato il professor David Brunelli, avvocato difensore dell’ex vicepresidente Giovanni Inghirami. “In particolare in questo caso la soddisfazione è maggiore perché il processo è stato celebrato in condizioni ambientali non semplici, che potevano indirettamente condizionare la serenità del giudizio. Esprimo grande apprezzamento per un tribunale che è riuscito ad escludere i rumori di fondo e a svolgere il suo lavoro con serenità e autorevolezza”.

Per il professor Gian Franco Ricci Albergotti, legale di Piero Burzi, direttore dell’ufficio crediti della banca, “si è trattato di un processo impegnativo, innanzitutto per la molteplicità delle imputazioni, poi per la durata dell’istruttoria dibattimentale che ha impegnato più di cento testimoni. Il lavoro difensivo è stato intenso”. 

Ricci Albergotti esprime poi un “positivo riferimento al modo in cui il collegio giudicante ha saputo condurre il dibattimento, dando ampio spazio al diritto di difesa e al principio del contraddittorio”.

“Grande soddisfazione per una sentenza giusta” secondo l’avvocato Luca Fanfani, difensore di Ugo Borgheresi e Gianfranco Neri. “Nell’assolvere tutti gli amministratori e funzionari della banca, la sentenza ci dice che i responsabili del crac dell’istituto aretino non sono da ricercare nei professionisti che diligentemente hanno erogato i finanziamenti, ma nella miriade di soggetti che colposamente o fraudolentemente non hanno restituito nel corso degli anni i soldi prestati”.