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Banca Etruria, ora udienza consulenze d'oro con papà Boschi tra i 14 accusati e azione di responsabilità da 500 milioni

Luca Serafini
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Tanto tuonò che non piovve. O almeno molto poco. Ma su Banca Etruria saette e fragori continuano nelle aule di giustizia. Tra una manciata di giorni, mercoledì 6 ottobre, è di nuovo Ada Grignani, ieri nel collegio del crac, il giudice monocratico per il processo sulle cosiddette consulenze d’oro. Sono 14 gli imputati per bancarotta semplice e tra loro figura Pier Luigi Boschi, ex vice presidente dell’istituto di credito aretino, padre della ex ministra del governo Renzi, Maria Elena, attuale capogruppo di Italia Viva alla Camera, e in quanto tale mediaticamente esposto.

Nel filone centrale, quello del crac terminato ieri con il flop per la procura, papà Boschi non rientrò tra i coinvolti perché i pm che esclusero subito sue presunte responsabilità nei vari flussi di denaro erogati dalla banca e mai rientrati. Il procedimento sulle consulenze è l’ultimo filone d’inchiesta aperto dal pool guidato dal procuratore capo Roberto Rossi. Insieme a Pier Luigi Boschi sono sul banco degli imputati tredici tra ex dirigenti e consiglieri del cda che ratificò gli incarichi finiti nel mirino dei magistrati: Alessandro Benocci, Rosanna Bonollo, Claudia Bugno, Daniele Cabiati (ultimo direttore generale della banca), Carlo Catanossi, l’ex vicedirettore Emanuele Cuccaro, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini Lapini, Claudio Salini e Ilaria Tosti.

Le consulenze incriminate vennero affidate da via Calamandrei per valutare, analizzare e avviare il processo di fusione con un istituto di elevato standing, che poi non si concretizzò. La possibile fusione con la Banca Popolare di Vicenza, sollecitata dalle autorità bancarie, rimase un’ipotesi. Ma per valutare quella strada sarebbero stati impiegati circa 4 milioni e mezzo di euro, tra giugno e ottobre 2014: consulenze, appunto, affidate a grandi società come Mediobanca o studi legali di Roma, Milano e Torino. Una condotta imprudente, per la procura, con i vertici della banca che non avrebbero vigilato sulla redazione di quegli incarichi, ritenuti inutili e ripetitivi.

Dopo le assoluzioni di ieri (eccezion fatta per Rigotti) la linea dell’accusa potrebbe risultare indebolita. Vedremo. Come pure si vedrà l’esito del processo d’appello per l’ex presidente Giuseppe Fornasari, l’ex dg Luca Bronchi, condannati a 5 anni per bancarotta con rito abbreviato (l’ex vice presidente e dg, Alfredo Berni condannato a due anni e l’ex consigliere Rossano Soldini, un anno). “No comment” la risposta di ieri dell’ex onorevole Fornasari dopo la raffica di assoluzioni. “I commenti fateli voi”. Processo d’appello ancora da calendarizzare. Intanto, l’agenda infinita di Bpel propone per il 12 ottobre, a Roma, la ripresa dell’udienza sull’azione di responsabilità contro un folto gruppo di ex di Etruria (anche qui rientra Boschi).

Si tratta di milioni e milioni di risarcimento danni, oltre mezzo miliardo, chiesti dalla banca in liquidazione (e da Ubi che incorporò la ex Bpel) per la “mala gestio” della banca. Cattiva gestione che ora, stando al tribunale di Arezzo, non c’è stata e il professor Ricci Albergotti, uno dei difensori vittoriosi ieri, produrrà la sentenza, insieme a quella su Popolare di Vicenza che così interessata a Bpel pare non fosse. Nel mirino del liquidatore di Etruria, Giuseppe Santoni, c’è “l'erogazione di mutui e finanziamenti anche in conflitto di interessi; il depauperamento del patrimonio sociale mediante numerose iniziative contrarie alla prudente gestione (incarichi consulenziali, premi aziendali non dovuti e ulteriori operazioni non trasparenti); l'ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia e la mancata fusione con Popolare Vicenza.”

Alcuni ex Etruria hanno chiamato in causa Banca d Italia, Consob e una sfilza di compagnie di assicurazioni: il numero di convenuti da 38 arriva a 53. Che succederà il 12?Probabile nuovo rinvio.