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Il gup di Arezzo: "Nomina di Macrì in Estra grave violazione di legge". Le motivazioni della condanna di Staderini

 Francesco Macrì e Sergio Staderini

Luca Serafini
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La nomina di Francesco Macrì in Estra fu una “evidente e grave violazione di legge”. Lo scrive il giudice Claudio Lara nelle 72 pagine di motivazioni della sentenza sul caso Coingas, che il 6 luglio scorso ha generato la condanna a due anni di reclusione per Sergio Staderini, processato con rito abbreviato sui tre filoni che riguardano anche il sindaco Ghinelli, a giudizio il 2 novembre davanti al tribunale insieme ad altri dieci imputati tra cui lo stesso presidente di Estra. Per spartizioni politiche “Macrì doveva essere comunque nominato”, scrive il giudice sul filone abuso d’ufficio, e per questo Comune di Arezzo e Coingas ottennero dei pareri confezionati ad hoc per dare “parvenza di legalità al procedimento di scelta”.

Quella nomina infatti era “inconferibile” secondo la Legge Severino e secondo la ulteriore norma che impediva ad un consigliere comunale (quale era Macrì, eletto per FdI nella prima amministrazione Ghinelli) di assumere incarichi gestionali. 
“Chi è membro di un consiglio comunale non può assumere l’incarico di amministratore in ente privato soggetto a controllo pubblico” scrive il gup: “la formulazione non lascia margini di interpretazione”. Respinta la tesi difensiva per la quale le società coinvolte non rispondevano ai criteri delle società pubbliche: un nodo sciolto alla luce di interpretazioni giuridiche e statuti, che può adesso valere anche nel processo di novembre.

Claudio Lara attribuisce a Staderini la responsabilità di essersi adoperato, come presidente di Coingas allora collaborativo col centrodestra, per condurre in porto quell’operazione. Era il 2016. Pilotato da Macrì, aveva ricevuto “precise indicazioni” per far passare la scelta in assemblea e omise del tutto di sottoporre all’attenzione dei comuni soci il parere sul nodo delle cariche gestionali. Insomma, una forzatura per accontentare la parte politica di Macrì che scalpitava e minacciava di uscire dalla maggioranza. Una soluzione concertata d’intesa con sindaco Ghinelli e assessore Merelli. Che ora dovranno rispondere della stessa accusa e vedremo con quali conseguenze.

Ma come dimostra il caso Etruria, non sono sovrapponibili le condanne sulle stesse vicende: ogni giudizio fa storia a sé. E gli avvocati difensori di Macrì, Ghinelli, Merelli hanno frecce al loro arco. La parola fine - in primo grado - dovrà darla il tribunale riunito in composizione collegiale: sarà presieduto da una donna, il giudice Ada Grignani. Nelle 72 dense pagine di motivazioni, di cui ieri sono usciti primi stralci, il giudice Lara accoglie le accuse mosse dal procuratore Roberto Rossi e argomenta come siano integrati tutti i reati contestati: a partire dalla consulenze d’oro di Coingas, incarichi che nel periodo della presidenza Staderini venivano veicolati a professionisti come gli avvocati Olivetti Rason di Firenze e il commercialista Cocci, in cambio di prestazioni ritenute inutili e onerose. Peculato per mezzo milione circa.

In un passaggio delle motivazioni il gup scrive: "Dalla mera lettura dei contratti di consulenza affidati all'avvocato Olivetti Rason sono emerse molteplici incongruenze che hanno riscontrato le dichiarazioni di Staderini sulla circostanza che fosse proprio detto professionista a stabilire l'oggetto del mandato e redigere il relativo incarico".

E pure sulle consulenze, con Ghinelli che è accusato di aver in qualche modo assecondato il giochetto pressando sui revisori dei conti contrari a tali incarichi (lui sostiene di aver solo curato l'interesse pubblico di Coingas, che non si bloccasse), vedremo i riflessi in tribunale. Argomentata da Lara anche la condanna dell’avvocato Jacopo Bigiarini che beneficiò di una delle notule allegre (che ha restituito). Per lui un anno e quattro mesi. Altra questione sviscerata da Lara è quella dello scambio di favori (corruzione): Luca Amendola aveva promesso un aiuto economico a Roberto Bardelli, Breda, in cambio di un assenso alla sua nomina a presidente di Estra. Qui Staderini quale braccio destro di Ghinelli si sarebbe adoperato interessandosi al rispetto dei patti. Le intercettazioni captate da lui stesso col cellulare durante riunioni scottanti, sono riportate nelle motivazioni da Lara.

Qui Ghinelli - che sostiene di aver agito su Coingas nell'interesse pubblico e su questo filone in aiuto di chi era in difficoltà, come fa il buon padre di famiglia - contattò anche i parlamentari allora di Forza Italia, Mugnai e D’Ettore, affinché Amendola corrispondesse all’accordo. “Accordo illecito”, per il gup. Ma nel processo di novembre è tutto da dimostrare. Tra un mese scarso quindi in dieci quindi affronteranno le forche caudine della Vela dove, come si è visto con Bpel (tutti o quasi assolti per il crac dopo le condanne). Per il sindaco Ghinelli, che l’altro giorno ha spento una candelina del secondo mandato a palazzo Cavallo, una eventuale condanna anche solo in primo grado potrebbe procurargli lo stop al timone della città.