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Arezzo, il vescovo Fontana sugli affreschi di Piero: "Tutti li devono ammirare". Anche Ghinelli interviene

Francesca Muzzi
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L’arcivescovo Fontana e gli affreschi di Piero della Francesca dentro la basilica di San Francesco. Dopo la trasformazione in parrocchia, che cosa succederà alla cappella Bacci, attualmente gestita dalla convenzione tra Ministero dell’interno e i frati? Fontana risponde: “Gli affreschi devono essere accessibili a tutti”. “Di convenzioni non mi risulta che ce ne siano - dice - Vediamo quali sono le condizioni, ma nessuno vuole impedire l’accesso agli affreschi. Semmai renderli più fruibili, perché la gente deve vedere un’opera che è stata fatta esclusivamente per il culto”. “Gli affreschi della Vera Croce - dice ancora Fontana - sono stati fatti per la chiesa e devono essere accessibili a tutti. Anzi inviterei gli aretini a vedere nel dettaglio l’opera, perché è di una meraviglia”. Adesso però per vederla occorre pagare un biglietto. Sarà così anche in seguito? “Il biglietto non ce l’ho messo io, né la chiesa percepisce un solo centesimo di quel che viene preso”. Fontana poi cita anche la legge che stabilisce: “Un locale destinato al culto deve essere garantito nell’uso esclusivo dell’autorità ecclesiastica. Vediamo come verrà valutata questa situazione non appena ci siederemo tutti intorno ad un tavolo”. Sulla questione degli affreschi e della trasformazione della basilica in parrocchia, è intervenuto anche il sindaco Alessandro Ghinelli su Radio Fly: “Questa è stata un’operazione in gran segreto del nostro vescovo e ne sono particolarmente contento - dice Ghinelli - Questo, perché riporterà quel luogo alla sua origine di chiesa”. “La cappella Bacci è una parte della basilica e quest’uso snaturato che ne è stato fatto dal ministero dei beni culturali attraverso un gestore che ha lavorato per quanto poteva, ma che ha avuto delle criticità importanti, è destinato ad essere superato correttamente in un prossimo futuro. E’ evidente che in questo momento si apre il tema della gestione che è sempre stato aperto, ma che ora lo vediamo sotto una luce diversa. Si tratta di gestire un pezzo del patrimonio artistico culturale nazionale, sapendo che quella è una parrocchia e quindi che è un luogo di culto nel quale dobbiamo contemplare le diverse esigenze. Ma c’è modo per farlo. Ho già chiesto al ministero di lasciare gestire il bene all’amministrazione comunale che ne ha il titolo, ovviamente sotto il controllo, per quanto riguarda la conservazione, del polo museale, ma non la valorizzazione che non è nelle loro corde. E’ l’amministrazione comunale che ha interesse a fare vedere queste opere e non il ministero culturale”, conclude Ghinelli.