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Caso Martina Rossi, servizi sociali per i due condannati. Fanfani: "La Spagna chieda scusa ai genitori"

Marco Antonucci
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Caso Martina Rossi: chiederà l’affidamento ai servizi sociali Luca Vanneschi e analoga richiesta potrebbe presentata da Alessandro Albertoni, dopo la condanna a tre anni che la Corte di Cassazione ha disposto nei confronti dei due aretini per tentata violenza sessuale di gruppo. 

Ieri è stato notificato il decreto che prevede la sospensione della pena e i difensori hanno trenta giorni di tempo per presentare la richiesta di affidamento ai servizi sociali come misura per espiare la pena.  Il legale di Vanneschi, l’avvocato Stefano Buricchi, ha già annunciato che la depositerà. 

Ma non è l’unico atto che la difesa dell’artigiano aretino sta preparando. “Vanneschi ha appreso con amarezza la conferma della sentenza” le parole dell’avvocato Buricchi, “e io sono convinto della estraneità ai fatti del mio assistito. Le sentenze si rispettano e adesso valuteremo le motivazioni della Cassazione, sul perché sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi. Ne abbiamo presentati venti, tutti respinti. Vogliamo comprendere i motivi di questa decisione. Resto perplesso per la inammissibilità di tutti”.

Nell’attesa del deposito e della lettura delle motivazioni del verdetto, c’è subito un primo passo che la difesa di Vanneschi muoverà ed è quello che porta a Strasburgo, al ricorso che sarà presentato alla Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma allo studio c’è anche un’altra richiesta: quella di una revisione del processo di appello bis. “La valuteremo” sottolinea l’avvocato Stefano Buricchi, “visto che abbiamo 24 testi che volevamo portare nel processo ma che non sono stati ascoltati, come ad esempio tutti quelli stranieri. Non solo: non abbiamo avuto modo di sentire gli investigatori spagnoli. Torneremo anche a Palma di Maiorca per effettuare dei nuovi sopralluoghi” anticipa Buricchi che in questi anni ha sempre assistito l’artigiano oggi 29enne.

Si muoverà dunque in più direzioni l’azione del difensore, ferma restando l’attesa di conoscere su quali basi si fonda la decisione dei giudici della quarta sezione penale della Cassazione che hanno accolto la richiesta presentata dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Elisabetta Ceniccola, al termine della sua requisitoria, di confermare la sentenza di condanna a tre anni per Albertoni e Vanneschi, pronunciata dalla Corte d’Appello di Firenze nello scorso mese di aprile.

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“La Spagna deve delle scuse ai genitori di Martina Rossi. L’ambasciatore dovrebbe contattarli”. L’avvocato Luca Fanfani giovedì sera era al fianco di Bruno Rossi e Franca Murialdo, il papà e la mamma della studentessa ligure morta il 3 agosto 2011 precipitando dal balcone di una camera al sesto piano dell’hotel Santa Ana di Palma di Maiorca, quando, poco prima delle 21, i giudici della Cassazione hanno stabilito, dichiarando inammissibili i ricorsi presentati dai due imputati e quindi confermando le condanne a tre anni stabilite in appello, che la giovane stava cercando di sfuggire ad un tentativo di violenza sessuale.

“Sono stati dieci anni durissimi, prima di tutto per i genitori” ricorda Fanfani che ha assistito nei processi il papà e la mamma di Martina con gli avvocati Stefano Savi ed Enrico Marzaduri, “e aggiungo anche dieci anni gratuitamente grevi. Basti pensare all’ipotesi del suicidio. Martina è morta tragicamente in conseguenza di una tentata violenza sessuale. La Spagna ha delle responsabilità pesantissime in questa vicenda. Ricordiamoci che nel pomeriggio la stanza d’albergo era stata affittata di nuovo. E’ stato grazie all’ostinazione dei genitori che il caso è stato riaperto”. Gli investigatori spagnoli avevano infatti archiviato la morte di Martina Rossi come un suicidio.

Una ricostruzione che Bruno e Franca hanno sempre contestato, riuscendo a distanza di tempo a far riaprire le indagini, prima a Genova e poi ad Arezzo dove si è tenuto il primo processo a carico di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi.

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Martina Rossi era in vacanza con le amiche alle Baleari quando morì, la notte del 3 agosto 2011, precipitando dal sesto piano, dal balcone di una camera dell’hotel Santa Ana a Palma di Maiorca. Gli investigatori spagnoli archiviarono il caso come suicidio, una ricostruzione fin da subito respinta dai genitori della giovane ligure.

Le indagini, prima a Genova e poi ad Arezzo, avevano portato all’apertura del processo a carico di Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, chiamati a rispondere di tentato stupro e morte in conseguenza di un altro reato. Il procedimento si era concluso con la condanna a sei anni dei due giovani, pena ridotta a tre per l’intervenuta prescrizione di uno dei reati. In appello, nel giugno 2020, i due aretini erano stati assolti “perché il fatto non sussiste”. In Cassazione i giudici avevano annullato la sentenza di secondo grado e rinviato ad un nuovo giudice d’appello. Nell’aprile di quest’anno la sentenza bis, con la condanna di Vanneschi e Albertoni a tre anni.