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Arezzo, ex vertici e amministratori Banca Etruria chiedono dissequestro di case e terreni dopo assoluzioni crac

Luca Serafini
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Forti della sentenza di assoluzione dall’accusa di bancarotta (“il fatto non sussiste”) gli ex amministratori di Banca Etruria chiedono al tribunale il dissequestro dei loro beni bloccati dai giudici all’inizio del processo. Un provvedimento cautelare su case, ville, fondi e terreni appartenenti a personaggi noti e meno noti che in Bpel hanno avuto ruoli di vertice, amministrativi e professionali. La disputa sui sequestri è arrivata due volte in Cassazione a suon di ricorsi e ad oggi la misura è pienamente in vigore.

Ma ora che tutte le accuse legate al crac Etruria sono svanite con la sentenza del 2 ottobre scorso (unico condannato il finanziere Alberto Rigotti) è stata depositata a palazzo di giustizia una istanza volta a togliere i sigilli sulle proprietà immobiliari stoppate. Sigilli virtuali, va precisato, perché i patrimoni sono sempre rimasti nelle disponibilità dei proprietari visto che in questi casi il sequestro conservativo viene trascritto su pubblici registri rendendo di fatto la vendita impossibile.

Il dispositivo di assoluzione letto in aula dal presidente Gianni Fruganti non faceva cenno a questo aspetto. Ecco allora che gli avvocati degli imputati coinvolti e assolti hanno promosso l’azione che il tribunale di Arezzo dovrà esaminare separatamente. Il sequestro riguarda tra l’altro dodici proprietà immobiliari di Lorenzo Rosi, ultimo presidente di Etruria, ubicate in Valdarno, il palazzo di famiglia di Giovanni Inghirami a Sansepolcro e altre proprietà dell'imprenditore dell’abbigliamento tra Toscana, Umbria, Milano e Castiglione della Pescaia. Ma lo stop riguarda anche gli immobili di Giorgio Natalino Guerrini, ubicati ad Arezzo in via Vittorio Veneto e via XXV Aprile, e a Ponte di Legno (Brescia). Quelli ed altri sequestri furono ottenuti nel 2019 dal liquidatore della vecchia banca, Giuseppe Santoni, per garantirsi quale parte civile l’eventuale risarcimento danni in caso di condanna nel processo per bancarotta allora agli albori.

Ma i giudici hanno escluso che vi siano state condotte che configurano la bancarotta e cioè la dissipazione del patrimonio di Bpel con una serie di operazioni finanziarie senza garanzie a tutto danno dell’istituto di credito poi fallito. Certo, la storia non è finita perché la procura di Arezzo farà di sicuro appello contro le assoluzioni dopo aver letto le motivazioni, fra tre mesi, ma intanto secondo gli avvocati difensori - tra i quali Corrado Brilli, Stefano Tenti, Antonino Giunta, Gian Franco Ricci Albergotti - ci sono margini e presupposti giuridici per disporre i dissequestri. Una ganascia che ha stretto anche Mario Badiali, Federico Baiocchi Di Silvestri, Piero Burzi, Paolo Cerini, Giovan Battista Cirianni (deceduto), Giampaolo Crenca, Enrico Fazzini (deceduto), Augusto Federici, Carlo Polci e Carlo Platania.

Peraltro in caso di dissequestro nessuno potrebbe comunque disperdere il proprio patrimonio perchè la Banca quale creditrice potrebbe altrimenti inficiare gli atti di vendita con azioni di revoca. L’unico che è riuscito a riprendere il pieno possesso delle sue cose, in virtù del ricorso degli anni scorsi, è Alberto Bonaiti, avvocato di Lecco, membro del cda di Etruria fino al 2013, coinvolto per una sola pratica e per il quale, la misura è già stata considerata superflua. Quanto a Rigotti, condannato in primo grado a 6 anni, è quello con meno chance di vedersi restituire i beni.

Il potenziale “debito” degli imputati è stato valutato caso per caso in base al numero e al peso economico delle pratiche al centro del processo per bancarotta e al criterio di proporzionalità tra cifra contestata e patrimoni personali. L'avvocato Giacomo Satta, per il liquidatore Santoni nominato da Bankitalia, ha indicato in 12 milioni di euro i beni da bloccare. Il sequestro fu decretato dal tribunale con presidente lo stesso Gianni Fruganti che il 2 ottobre scorso, con a latere Claudio Lara e Ada Grignani ha concluso il dibattimento durato due anni con “il fatto non sussiste” per 22 su 23.

AZIONE DI RESPONSABILITA'

Azione di responsabilità contro gli ex di Banca Etruria come la novella dello stento: non finisce mai. Nuovo rinvio di altri mesi, ieri, nel processo civile incardinato a Roma davanti al tribunale delle imprese sulla richiesta danni per centinaia di milioni, intentata dal liquidatore di Bpel, Giuseppe Santoni ad ex vertici, amministratori e revisori. Motivo dell’ennesimo slittamento, è la morte di Enrico Fazzini avvenuta la scorsa estate, che adesso impone al liquidatore di riassumere la causa dall’inizio, indicando gli eredi dell’ex consigliere della banca. Una trafila necessaria per le disposizioni giuridiche, già avvenuta in precedenza anche dopo la morte del notaio Giovan Battista Cirianni.

L’udienza di ieri nella capitale si è svolta in modalità cartolare, non fisica, con gli avvocati delle varie parti coinvolte che hanno trasmesso le loro carte per via telematica. Confluiranno poi nella causa anche le motivazioni della sentenza di assoluzione pronunciata il 2 ottobre scorso dal tribunale di Arezzo che ha respinto l’impianto accusatorio della procura sulla bancarotta fraudolenta su vari flussi di finanziamento della banca.

Tutti assolti meno l’ex consigliere e imprenditore del nord, Alberto Rigotti, con l’evaporazione quindi di una serie di presupposti di “mala gestio” sui quali poggia l’azione di responsabilità. Fra i 38 citati dal liquidatore (e da Ubi che incorporò la ex Bpel) c’è anche l’ex vice presidente Pier Luigi Boschi, babbo di Maria Elena, ex ministra nel governo Renzi, insieme a Giuseppe Fornasari e Lorenzo Rosi, gli ex vice Giovanni Inghirami, Giorgio Guerrini, Alfredo Berni, e l'ex direttore generale Luca Bronchi. Contestata  l'erogazione di mutui e finanziamenti, il depauperamento del patrimonio, l'ostacolo alla vigilanza di Banca d'Italia, la mancata fusione con Popolare Vicenza.

Alcuni ex Etruria hanno chiamato in causa Banca d'Italia, Consob e una sfilza di compagnie di assicurazioni. All’inizio il liquidatore chiese di chiudere in modo bonario la questione con 300 milioni in solido. Ora si viaggia sopra i 600.