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Arezzo, al processo Coingas anche Nisini, Donzelli, Tanti e Fanfani senior tra i cento testimoni

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Si fa prima a dire chi non c’è tra i testimoni del processo Coingas al via martedì 2 novembre. Sono saliti a cento. Onorevoli, amministratori, professionisti: un fiume di personaggi.

Dopo i 32 scelti dal procuratore Roberto Rossi, entrano nel gruppo altri settanta, tra cui big come la senatrice Tiziana Nisini e il senatore Manuel Vescovi, entrambi della Lega, e Giovanni Donzelli deputato di Fratelli d’Italia. Così insieme a Stefano Mugnai e Maurizio Felice D’Ettore, di Coraggio Italia, annotati dal pm, arrivano a cinque i parlamentari invitati nel maxi processo che vede tra gli undici imputati il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli e il presidente di Estra, Francesco Macrì. Ma il parterre degli eccellenti che sfileranno alla Vela include calibri come l’ex deputato, ex sindaco ed ex membro laico del Csm, Giuseppe Fanfani, il consigliere regionale leghista Marco Casucci, la vice sindaco a Palazzo Cavallo, Lucia Tanti, e tutti i presidenti delle società partecipate del comune di Arezzo. Ognuno invitato a deporre, per un motivo o l’altro, portando una tessera di conoscenza nel dibattimento. I nomi più altisonanti li ha calati il consigliere comunale Roberto Bardelli, il Breda, attraverso l’avvocato Roberto Alboni che lo difende. Il filone (“traffico di influenze”) è quello della nomina di Luca Amendola alla guida di Arezzo Multiservizi.

C’era un patto poco politico e molto personale tra Breda e Amendola, sostiene la procura. Obiettivo della difesa è smontare tutto alla base: al di là delle promesse tra i due (aiuti finanziari a Bardelli) la scelta del presidente della partecipata non fu certo condizionata dal Breda, sostiene la difesa. Il sindaco Ghinelli (qui coinvolto per favoreggiamento) seguì indicazioni politiche ed esercitò i suoi poteri. Testimoni i gerenti della coalizione di centrodestra salita al comando della città nel 2015 e che doveva spartire la torta degli incarichi. Il manuale cencelli, si sa, vale per tutti a destra e sinistra. E per fornire dimostrazioni concrete sulle modalità di nomina dei presidenti, Breda porta in aula Sandro Sarri di Casa Thevenin, Bernardo Mennini di Atam spa, Giacomo Cherici di Aisa impianti, l’avvocato Francesco Francini di Afm, Maria Paola Petruccioli per l’Istituto Fossombroni. Qualora non fosse sufficiente, l’avvocato Alboni inserisce in lista Giuseppe Fanfani, per spiegare - come lectio magistralis - in cosa consiste in un contesto di equilibri politici da rispettare, la discrezionalità del sindaco nell’effettuazione delle nomine.

Sulla nomina di Amendola in quota Forza Italia ad Arezzo Multiservizi, il sindaco Ghinelli (difeso dagli avvocati Piero Melani Graverini e Luca Fanfani) inserisce come testimoni Tiziana Nisini e Lucia Tanti, per comprendere “dinamiche di partito e di coalizione che governano le nomine dei presidenti delle partecipate”. Il filone coinvolge, tra l’altro, anche il presidente di Arezzo Casa, Lorenzo Roggi, amico del Breda. 

Terreno di scontro cruciale tra pm Rossi e difese sarà la nomina di Francesco Macrì da consigliere di Fratelli d’Italia a membro del cda di Estra e quindi presidente. Posizione mica male che per la procura configura l’abuso: vietata dalle norme. Tutto da dimostrare. Macrì porta in aula i vertici di Estra, Alessandro Piazzi e Paolo Abati, a testimoniare nelle vesti di amministratore delegato e direttore generale sul percorso societario del colosso dell’energia poi saldamente guidato dallo stesso Macrì. Il quale mette in lista anche Bernardo Lombardini, responsabile legale Estra, Massimo Del Sagrato, risk management, e altri dirigenti oltre ai sindaci Alessandro Polcri (Anghiari) e Filippo Vagnoli (Bibbiena) sul voto unanime che ci fu per la sua nomina tra l’altro assecondata anche da soci in Estra non orientati politicamente allo stesso modo.

Macrì, indicato dal pm con ruolo di ispiratore di certe consulenze d’oro di Coingas, chiama a testimoniare anche Simone Rossetti, direttore generale Pronto Strade, sull’incontro con l’ex presidente della Regione Calabria, Scopelliti, raccontato come passaggio opaco da Sergio Staderini, ex amministratore Coingas (condannato a due anni con rito abbreviato) nelle sue dichiarazioni auto ed etero accusatorie. E Macrì, difeso dall’avvocato Gaetano Viciconte, porterà in aula anche il consulente Leonardo Masi per insistere sul concetto, finora non accolto, che Coingas è ente privato in controllo pubblico e non risponde al codice dei contratti pubblici. Tasto che può azzerare molte ipotesi d’accusa. Altro consulente in campo su questo nodale aspetto giuridico lo mette in campo l’avvocato Stefano Pasquini, difeso dagli avvocati Corrado Brilli e Jessica Nocciolini. Idem Pier Ettore Olivetti Rason (difeso dall’avvocato Nino D’Avirro), accusato per peculato sulla linea di consulenze ricevute da Coingas, ritenute malversazioni. Oltre trenta i testimoni di Olivetti Rason per respingere l’accusa e difendere il buon nome dello studio legale fiorentino. Un esperto rimarcherà come gli incarichi furono concreti, non fuffa, e pagati in modo congruo. A difendersi per gli incarichi professionali, convinto della assoluta bontà e professionalità del suo lavoro, sarà anche il commercialista Marco Cocci, difeso dall’avvocato Stefano Del Corto. 
Fronteggiano le rispettive imputazioni e portano testimoni, l’attuale amministratore di Coingas, Franco Scortecci, e la contabile Mara Cacioli, accusati di aver aggiustato ad hoc i conti allegri della spa dei comuni. Oltre i nomi fissati dal pm Rossi, davanti ai giudici del collegio con presidente Ada Grignani, dovranno giurare di dire la verità tanti sindaci, funzionari comunali e operatori, variamente toccati dalle vicende. Porterà le sue ragioni Alberto Merelli, assessore alle partecipate, difeso da Luca Berbeglia e Laura Bonifazi, e lo stesso farà sul suo caso Luca Amendola, difeso dall’avvocato Marco Manneschi (ha indicato tra gli altri Daniela Arezzini e Alessandro Alterini sui conti di Multiservizi). 

Tornando al sindaco Ghinelli, porta come testimoni anche Gianni Rossi (capo Gabinetto e segreteria del comune), Tiziana Melani e Cristina Marchi (funzionarie) per spiegare le modalità con cui erano seguite le partecipate, il rapporto con l’assessore Merelli per informarsi sul loro andamento, la preoccupazione che il bilancio 2018 non venisse approvato a causa dei rilievi dei revisori e allora addio dividendi Coingas (che partecipa Estra). Un guaio da evitare. Da qui la concitazione e le telefonate anche sopra le righe. Obiettivo: dimostrare che il pressing sui sindaci fu per il bene di Arezzo non per avallare un Coingas bancomat per professionisti amici. E la nomina di Macrì alla guida di Estra (tra i testimoni c’è anche l’assessore Simone Chierici), preceduta nel 2016 da riunioni regionali e locali di coalizione sul tema ‘Macrì ingombrante per la giunta Ghinelli e FdI da accontentare’, non fu abuso ma scelta legittima e strategica: promoveatur ut amoveatur.