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Banca Etruria, tre anni dopo le condanne fissato appello per Fornasari, Bronchi, Berni e Soldini

Luca Serafini
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Ci sono voluti quasi tre anni di attesa ma ora il processo d’appello per Fornasari, Bronchi, Berni e Soldini, condannati in primo grado per bancarotta sulla vicenda Bpel, è fissato. Si celebra a primavera 2022, il 28 aprile.Le notifiche devono ancora avvenire e il fascicolo è in mano, appunto, alla corte d’appello di Firenze che lo ha calendarizzato.

Tuttavia la svolta c’è ed è importante per la materia e per il rilievo dei personaggi coinvolti, l’ex presidente Giuseppe Fornasari, ex parlamentare della Dc e sottosegretario all’industria, e l’ex direttore generale Luca Bronchi, condannati entrambi a cinque anni di reclusione nel gennaio 2019. Il processo con rito abbreviato terminò con la condanna anche di Alfredo Berni, altro ex dg di Etruria, e dell’imprenditore Rossano Soldini, ex consigliere d’amministrazione, che pure si era dissociato dalle decisioni assunte in Banca Etruria. I due hanno ricevuto condanne, rispettivamente, a due anni e un anno.

Tutti gli altri indagati per bancarotta scelsero il processo ordinario che si è concluso lo scorso 1 ottobre con la clamorosa raffica di assoluzioni. Accuse di dissipazione dei patrimoni della banca aretina svanite nel nulla, eccezion fatta per l’imprenditore Alberto Rigotti (sei anni) ma la cui posizione era più complessa. Un flop quasi totale dell’impianto accusatorio che cozza con le condanne inflitte ai quattro imputati dal gup Giampiero Borraccia.

Eppure in merito al crac dell’istituto di credito certe contestazioni erano le medesime. E non si spiega - in attesa di conoscere le motivazioni del collegio di giudici presieduto da Gianni Fruganti - il contrasto fra i due verdetti. La procura aretina diretta ora come al tempo delle indagini dal procuratore Roberto Rossi, farà appello appena possibile. I pm di udienza avevano chiesto condanne per tutti e 23 gli imputati. Furono pesanti le 211 pagine di motivazioni delle condanne del 2019: “miope”, “compiacente”, “perseverante nella bancarotta”, così il gup Borraccia bollava l'ex presidente di Bpel con valutazioni gravi e identiche per l'ex direttore generale Bronchi. Le contestazioni erano per una serie di erogazioni fatte dalla banca senza garanzie in modo “avventato”, anche dietro pressioni.

E c’era pure la maxi liquidazione a Bronchi. Fornasari, silenzioso e amareggiato (“Chi mi conosce sa che persona sono” fu il suo unico commento) è coinvolto pure in altri filoni e ha sempre tenuto un profilo basso. Al timone di Bpel dal 2009 al 2014, successore di Elio Faralli, dopo di lui ci fu Lorenzo Rosi, ultimo presidente, uscito assolto nel processone. Fornasari non ci sta ora a passare da grande dissipatore dei patrimoni della banca degli aretini[TESTO], incline ad assecondare il richiamo di chi spremeva le casse di Bpel come lo dipinse il gup. Sostiene che la storia non è questa.

Pure gli altri tre rimasti col cerino del crac in mano confidano nel secondo grado di giudizio. Al quale si sottoporranno con ulteriori argomenti, attinti proprio dal maxi processo flop. Il tempo per arrivare alla parola fine senza che i reati si prescrivano, c’è. La bancarotta fraudolenta si estingue in 12 anni e mezzo ed il conto parte dal 2016 con la dichiarazione di insolvenza di Bpel. La bancarotta semplice si estingue ad agosto 2023.