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Arezzo, insegnante racconta: "La mia vita da non vaccinato. Tra calendario e spese per i tamponi"

Francesca Muzzi
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La vita da “tamponati” richiede organizzazione e, a volte, anche flessibilità di orari e spostamenti. Giovanni, 40 anni (nome di fantasia) è insegnante in una scuola superiore di Arezzo, sua moglie invece alla primaria. Entrambi hanno deciso di non vaccinarsi, ma dallo scorso 15 ottobre, da quando il green pass è diventato obbligatorio per lavorare, anzi per gli insegnanti lo era già dal 1 settembre, si devono sottoporre a tre tamponi settimanali lui e a due lei “perché mia moglie riesce a gestire meglio il suo orario lavorativo”. Da settembre la loro vita si basa su prenotazioni, liste, orari e soldi. “Spendiamo 80 euro alla settimana per fare i tamponi – racconta Giovanni – sulle 320 euro al mese e in totale saranno circa 4 mila euro l’anno”. E già questo è un aspetto non di poco conto. “Poi c’è tutta la parte organizzativa che non nego è molto complicata. Bisogna programmare il tampone con larghissimo anticipo”. In pratica. “Quando le farmacie aprono le liste si comincia a chiamare, oppure guardiamo se possiamo prenotarci on line. Non sempre troviamo i posti e gli orari che servono a me e a mia moglie per garantirci le 48 ore di copertura e, a volte, siamo costretti a guardare più farmacie e questo significa anche doversi spostare da una parte all’altra della città”. “Sì, è estenuante, se poi siamo in due, come nel nostro caso, lo è ancora di più”. I giorni del tampone sono tre per Giovanni: “Domenica, mercoledì e venerdì. Mia moglie, invece, per gli orari che ha a scuola con due tamponi riesce a coprire la settimana”. Poi ci sono settimane dove la programmazione sballa, come è successo in questa visto che lunedì era festa: “In questo caso bisogna rivedere tutto e spostare o anticipare i tamponi”. Ogni farmacia poi ha il suo iter: “Ci sono quelle che aprono le liste con un lasso di tempo di 15 giorni, altre invece per tutto il mese bisogna sapersi muovere e accettare anche di andare altrove per fare un tampone. Oppure a Prato o Firenze, perché mi trovavo là e mi scadeva il green pass”. Ma la vita da “tamponati” non è solo questa. E’ anche “il sapere che facciamo parte di una piccola minoranza e che a volte, non dico che sono stato discriminato, ma mi sono ritrovato in situazioni poco piacevoli. Mia moglie? No, per fortuna, lei no”. “Però voglio anche sottolineare che alla fine chi non ha fatto il vaccino ha un controllo maggiore rispetto a chi lo ha ricevuto. Se, per esempio ho 37.5 di febbre – perché in farmacia te la misurano – il tampone non viene eseguito”. Ma per un tampone scaduto ci sono state rinunce? “No, se non possiamo andare a mangiare una pizza, perché abbiamo il tampone scaduto, ci andremo un’altra volta. Magari l’unica pecca è la ‘tagliola’ del tampone la domenica che non ti permette di stare fuori tutto il giorno”. Intanto tra 48 ore ricomincia l’iter delle prenotazioni: “Le farmacie stanno facendo un grande lavoro. Invece la Asl, – sottolinea Giovanni - non offre alternative. Servirebbe un servizio rapido, anche alla Casa della Salute per smaltire le numerose richieste”. E, vaccinarsi? “Per il momento preferisco di no”.