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Obbligazioni di Banca Etruria in fumo, libro spiega truffa e assoluzioni

Luca Serafini
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Nel novembre di sei anni fa Banca Etruria era già commissariata ma nessuno avrebbe immaginato cosa sarebbe avvenuto il 22 di quel mese: la liquidazione coatta amministrativa. Fine della storia. Con le obbligazioni subordinate di migliaia di risparmiatori polverizzate. Nel groviglio di filoni giudiziari successivo alla risoluzione, quello sulle truffe, ma non solo quello, si è rivelato la montagna che partorisce il topolino. L’avvocato Luca Fanfani, che ha difeso e difende imputati ex Bpel nei vari procedimenti, ha scritto per Giuffrè un libro dal titolo “Profili penali della tutela del risparmio - truffa, abusi di mercato e gestione patrimoniale”, insieme a Michele Bencini, Stefano Pelizzari e Virginia Todini. Lo incontriamo per porgli alcune domande.

Fanfani, un libro su truffe, abusi di mercato e tutela del risparmio. Come è nata questa idea?

“Come ogni idea, da un’esigenza, quella di offrire agli operatori finanziari una assistenza che abbini esperienza e preparazione teorica”.

Il volume tratta anche delle sentenze per truffa nel collocamento delle subordinate. Non ci fu istigazione alla vendita di bond poi azzerati, vertici Bpel assolti e solo qualche condanna sporadica tra i dipendenti: quindi risparmiatori incauti? Una beffa.

“E’ sbagliato addossare responsabilità tanto all’operatore bancario quanto ai clienti della banca. La storia è un’altra, eventuali responsabili vanno cercati fuori da Banca Etruria”.

Il solito “benaltrismo”?

“No, lascio parlare i fatti. E’ un fatto che nel 2013 le subordinate fossero un prodotto finanziario di rischio moderato e che la disciplina europea e nazionale non ne contemplasse l’azzeramento, né mai era accaduto in passato che il crac di un istituto di credito avesse intaccato il patrimonio dei creditori”.

Quindi per lei non ci sono colpevoli?

“Le colpe sono casomai da cercare nelle autorità europee che, nel giugno 2014, con la sciagurata introduzione per via legale e retroattiva del bail-in, hanno stravolto i profili di rischio di prodotti prima di allora di rischio modesto”.

Sta sostenendo che le famose subordinate fossero un prodotto a rischio basso?

“Nel 2013 sì. Guardi, uso le parole di Vegas, allora Presidente di Consob: “dalla sera alla mattina è stata modificata con un tratto di penna la natura di strumenti finanziari a basso rischio come le obbligazioni subordinate”. Ancora a fine 2013, l’ammontare delle obbligazioni subordinate detenute dalle famiglie italiane era pari a 35 miliardi”.

I rimborsi hanno sanato la ferita degli azzerati?

“Quella economica in buona parte sì ma il trauma per il nostro territorio, che ha perso la banca di riferimento, rimane tutto ed è destinato a ripercuotersi a lungo sulla economia locale”. 

A distanza di anni, sistema del risparmio più sicuro?

“Ritengo di sì, non a caso, dopo la fallimentare risoluzione di Banca Etruria, lo strumento del bail in non è stato più applicato. Veda, l’altra grande colpa delle autorità europee è aver bloccato sul nascere l’intervento del Fondo Interbancario (Fidt), bollandolo erroneamente come aiuto di Stato”.

L’intervento del Fidt avrebbe cambiato molto?

“Tutto, l’intervento del Fidt sarebbe stato del tutto indolore per i creditori, la banca ricapitalizzata e ceduta ad un soggetto aggregatore e non si sarebbero visti né i processi per le truffe né quello per la bancarotta”.

A proposito della bancarotta: voi difensori degli imputati avete vinto (tutti assolti eccetto una posizione), Banca Etruria non fu usata come bancomat per gli amici degli amici ma i dubbi restano.

“Attendiamo di leggere le motivazioni. E’ indubbio, però, che l’accusa contenesse falle strutturali, come ad esempio aver mandato a processo chi, in buona fede, aveva concesso i fidi poi non restituiti, anziché i soggetti beneficiari dei finanziamenti che, nello stesso teorema accusatorio, avevano ottenuto i finanziamenti propinando alla banca dati sul merito creditizio del tutto falsati”.

Bpel poteva essere ancora la banca degli aretini?

“Se non fosse finita dentro questa tempesta perfetta, non vi sarebbe stato un epilogo così drammatico. Dubito, però, che sarebbe potuta rimanere autonoma. La tendenza alla concentrazione del sistema bancario in pochi, grandi, gruppi, non risparmia nessuno. Basti pensare all’Opa da parte di Banca Intesa su Ubi”. 

Una domanda più ampia sull’attività degli avvocati nel 2021: come cambia la professione?

“Il settore penale è attraversato da un cambiamento epocale. il processo penale sta diventando sempre più “scritto”; basti pensare che la riforma Cartabia prevede che giudizio di appello e Cassazione penale divengano cartolari, senza la partecipazione fisica delle parti. E’ il crepuscolo del penalista inteso come abile e carismatico protagonista in udienza. La spersonalizzazione della figura del penalista, porta anche con sé un nuovo tipo di concorrenza, da parte di grandi studi e prestigiose law firm, ossia gli studi-azienda con 500/1000 dipendenti”.

Lei come si sta preparando a questa nuova sfida?

“Sto lavorando al progetto di una rete di penalisti, tra Milano e Roma, in modo che quella aretina divenga la sede territoriale di una realtà più ampia e competitiva, ma al contempo capace di una assistenza ‘sartoriale’, non spersonalizzata e standardizzata”.