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Arezzo, l'infettivologo Marcello Caremani: "Fate la terza dose e vacciniamo anche i bambini"

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L’infettivologo aretino Marcello Caremani, già direttore di malattie infettive della Asl Toscana Sud Est, fa il punto sullo stato di emergenza Covid, vaccinazioni e terze dosi, con consigli al riguardo.
Come è la situazione attuale relativa all’emergenza sanitaria?
“La situazione sta sicuramente peggiorando, nell’ultimo mese. Siamo passati da duemila contagi ai settemila a livello nazionale. Sappiamo che arriveremo a Natale con diecimila positivi e il 70% sono pazienti non vaccinati, a rischio di ammalarsi e finire in rianimazione. Siamo passati da una fase di pandemia ad una fase di endemia costante. Il virus si diffonde tra i non vaccinati attraverso i bambini. Il rischio di ammalarsi è un rischio grave. I bambini non vaccinati che vanno a scuola contagiano altri bambini e contagiano i genitori. Non concordo con Singapore che farà pagare ai no vax le spese sanitarie. Tutti hanno il diritto di utilizzare questa sanità. Come medico e come uomo non transigo: tutti devono essere adeguatamente curati in ogni ambiente sanitario pubblico”.
“Io ho coniato una personale affermazione: non auguro questa malattia al mio peggior nemico - continua il dottor Caremani - Non la auguro ai no vax che spero di convincere. Un conto è la provocazione un conto è la realtà. Non possiamo pensare di non curare chi si ammala. Alcuni no vax nel momento in cui stavano male si sono pentiti altri non lo hanno riconosciuto. Queste persone hanno diritto di essere curate in maniera adeguata. La situazione sta peggiorando ma possiamo tenerla sotto controllo stimolando la vaccinazione e vaccinando anche i bambini che è estremamente importante”.
È preoccupato della quarta ondata e quanto è importante fare la terza dose? “Sono preoccupato della quarta ondata, ma lo sono meno rispetto alla terza e alla seconda. Abbiamo visto che si ammalano anche persone con due dosi. Faccio la raccomandazione di fare la terza dose anche agli scettici. Vorrei ricordare l’effetto booster, cioè la produzione anticorpale progressivamente più abbondante in seguito alla somministrazione di più dosi di vaccino. La stessa cosa vale per i nostri vaccini attuali, Pfizer e Moderna, che hanno bisogno di tre inoculazioni. Possono tenere lontano il virus per 4-5 anni. La tecnologia va avanti con o senza le critiche dei no vax. Non ci troveremo fra dieci anni con malattie pericolose. La terza dose è importante per tutti soprattutto per gli ultrasessantenni, i sanitari, la pubblica sicurezza”. 
Sì alla vaccinazione quindi anche ai più piccoli?
“La vaccinazione ai più piccoli è importante farla. I bambini sotto gli 11 anni hanno forme talvolta anche gravi e le trasmettono agli adulti. La preoccupazione è venuta fuori quando hanno fatto il Pfizer in Israele ai bambini con casi di miocardite, in Italia non si è avuta questa incidenza di complicanze, quindi tranquillità, talvolta dipende dalla struttura genetica. Da noi la consiglio anche se avessimo avuto casi di miocardite, nel rischio/beneficio il beneficio è in un rapporto più elevato rispetto ai rischi. Ricordo che il primo vaccino reso obbligatorio è avvenuto nello Stato Pontificio, la maggior parte si vaccinò e il vaiolo quasi scomparve ma ci furono primi no vax che non volevano la vaccinazione”. 
Quali sono i suoi consigli?
“Non dobbiamo abbandonare il distanziamento sociale, l’utilizzo della mascherina. Consiglio la mascherina di cambiarla, nell’igiene delle mani contare fino a 40 secondi per il lavaggio e asciugarsi con salviette pulite e sterili, e vaccini. Avremo a disposizione a breve, oltre agli anticorpi monoclonali, due farmaci antivirali che hanno l’azione di non rendere efficace il virus e il rischio di fare una malattia importante, una efficacia del 90%”.