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Arezzo, truffa da due milioni ad azienda dei preziosi: hacker manipolano mail e si fanno pagare al posto del vero cliente

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Luca Serafini
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Una volta c’erano i briganti appostati sulle vie e i pirati che sbucavano nei mari, oggi ci sono i raffinati banditi tecnologici pronti a tendere imboscate per impossessarsi del bottino. Ammonta a poco meno di due milioni di euro la truffa ai danni di una primaria azienda del distretto orafo aretino che opera nel settore del recupero e affinamento metalli preziosi. I malfattori sono riusciti con abilità criminale a farsi versare l’ingente somma di denaro spacciandosi per i clienti tradizionali della ditta.

Come? I truffatori-hacker hanno attaccato la posta elettronica, l’hanno manipolata qualificandosi come un cliente della Germania, hanno indicato le nuove coordinate bancarie per i pagamenti e così facendo hanno tratto in inganno l’impresa aretina. L’imbroglio è stato scoperto a cose fatte, dopo il clic sulla transazione. Buona parte della somma sarebbe stata recuperata ma il danno c’è ed è rilevante. L’accaduto è stato denunciato a carabinieri e polizia postale e le indagini sono in pieno svolgimento, rese difficili dal carattere internazionale della vicenda.

Un episodio non isolato che ripropone l’insidia del phishing e delle svariate declinazioni degli inganni via internet ai quali sono esposti cittadini e imprenditori, a partire da quelli del luccicante distretto aretino dell’oro e dei preziosi. Dunque, da quanto ci è stato possibile apprendere, la cose hanno avuto questo svolgimento.

Una prima mail verso l’azienda aretina da parte di un consolidato cliente della Germania comunica le nuove credenziali per i pagamenti relativi alla successive relazioni di affari. Ne segue un’altra di conferma che riporta il conto sul quale effettuare il versamento.
Poi a seguito di una spedizione di merce alla ditta di Arezzo per la successiva lavorazione, occorre procedere con il pagamento che avviene nei tempi consueti ma con le nuove modalità indicate dal cliente in posta elettronica. Il problema è che gli autori delle truffa sono riusciti a entrare nella mail utilizzando l’indirizzo della società tedesca in modo tale da risultare assolutamente attendibili. Così facendo, l’azienda aretina è caduta in trappola perché riteneva di rapportarsi con il giusto interlocutore invece ha finito per effettuare la ricca transazione di denaro ad un soggetto terzo. Se ci sia stato un complice in seno alla società committente tedesca questo non si sa, dovranno in caso accertarlo le indagini, fatto sta che il pagamento non è andato a buon fine ma in altra direzione. Il tempestivo allarme lanciato dalla ditta dei preziosi finita nel mirino pare abbia consentito di contenere il volume della truffa: recuperato il 75%. Tuttavia si tratta di un brutto colpo per l’azienda, che pure risulta tre le prime della provincia di Arezzo per fatturati e solidità.
Dopo aver formalizzato la denuncia sulla truffa subita martedì scorso, un martedì davvero nero, e con le indagini in corso, quanto accaduto ripropone il tema generale dei pericoli che viaggiano per vie telematiche. Un rischio quotidiano rispetto al quale occorre stare con gli occhi bene aperti, perché dai piccoli laboratori fino ai colossi, il mondo economico e produttivo è vulnerabile. Briganti e pirati del web nascosti nell’ombra sono pronti a tendere imboscate.