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L'addio a Ermanno Pieroni: l'Arezzo che sfiorò la serie A, Antonio Conte, Maurizio Sarri e il salvataggio nel 2018

Francesca Muzzi
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Ermanno Pieroni se n’è andato e oggi il calcio, l’Arezzo soprattutto, piange un direttore sportivo legato a doppio filo all’amaranto. Con lui l’Arezzo più bello di sempre. Con lui l’Arezzo rivide la luce nel 2018. Una grande passione per questi colori che comincia con l’ex presidente Piero Mancini e che termina con un altro presidente, Giorgio La Cava. Pieroni era malato da qualche mese e la notizia della sua morte è arrivata come un macigno. Aveva 76 anni, ma era un leone che non tirava mai indietro la gamba di fronte ad ogni battaglia. Ne aveva dovute combattere tante, ma era sempre uscito a testa alta. Nel 2005 la grande occasione gliela offre Piero Mancini, allora presidente dell’Arezzo. “Lui mi ha ridato la possibilità di entrare nel calcio”, diceva sempre Pieroni. E’ il secondo anno dell’Arezzo in serie B. L’allenatore Pasquale Marino se n’è appena andato - o per meglio dire non è stato riconfermato - e Pieroni sceglie Elio Gustinetti. Intorno all’allenatore costruisce una squadra di grandi campioni come solo lui sapeva fare. A cominciare da Antonio Floro Flores. E poi Carrozzieri, Antonini, Raimondi e Ranocchia. Strappò addirittura Confalone al Cesena. Una squadra che riempie il Comunale e che sfiora i play off per la serie A. L’Arezzo non ci va solo per la differenza di un gol. “Ci riproviamo l’anno dopo”, diceva Pieroni. E l’anno dopo è il 2006-2007. Lo scandalo di Calciopoli dove anche l’Arezzo ci finisce e parte da meno sei. Pieroni stavolta sceglie Antonio Conte per la panchina, fresco fresco di corso a Coverciano. Ma l’Arezzo non va, sembra stregato quel dischetto dal quale sbaglia sei calci di rigore nelle prime giornate. A ottobre del 2006 via Conte e dentro Maurizio Sarri. Oggi due big del pallone. Ma nonostante un ulteriore nuovo cambio di panchina con il ritorno di Conte, l’Arezzo retrocede. Mancini smantella la società e Pieroni saluta. Ma quel Cavallino ha un posto speciale nel suo cuore. Nel 2018, è grazie a Pieroni che Giorgio La Cava si presenta ad Arezzo. La società rischia di fallire. Pieroni non ci pensa proprio a vedere il suo amaranto sbiadire e insieme all’imprenditore perugino compiono l’impresa di salvarlo. Arriva Dal Canto in panchina, l’Arezzo di nuovo fa il pieno allo stadio e sfiora la serie B. Nell’estate del 2020, colpa anche del Covid, La Cava cede la società ed Ermanno Pieroni lascia l’Arezzo. Ma un pezzo del suo cuore è sempre rimasto là. Su quelle tribune del Comunale che prima occupava insieme a Mancini e poi con La Cava. Pieroni era nato a Jesi e nel suo passato era stato l’uomo di fiducia della famiglia Gaucci a Perugia ma soprattutto il fautore della seconda Serie A dell’Ancona nella stagione 2003-2004. Al suo fianco, la moglie Mariolina, una grande donna che gli è sempre stata vicina e che gli aveva dato anche una figlia, Letizia. A lei, alla piccola Letizia, agli altri quattro figli, l’abbraccio di tutta la redazione del Corriere di Arezzo. A Ermanno Pieroni il grazie per ciò che ha dato all’Arezzo, per le emozioni che ci ha regalato. I funerali si svolgeranno sabato 13 novembre alle 15 ad Ascoli.