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Economia, dopo 23 anni aziende produttive si insediano nell'area dell'interporto mai realizzato

Luca Serafini
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Meglio tardi che mai. Si sblocca l’interporto di Indicatore. Da vergogna a opportunità economica e produttiva. No, non si parla più di centro intermodale con tronchetto ferroviario collegato, progetto ormai tramontato da tempo, ma l’enorme superficie di Indicatore avrà finalmente una vita.

Dopo 23 anni di niente e dopo parecchi soldi fagocitati da un piano irrealizzabile, nel 2022 l’area potrà ospitare le prime aziende artigianali e produttive. Imprenditori aretini che vanno dall’oreficeria all’innovazione tecnologica si sono fatte avanti per insediarsi lì. Le aziende sono più di due, si apprende da fonti bene informate, e andranno ad occupare porzioni della superficie che la variante approvata a fine 2019 dall’amministrazione Ghinelli, mette a disposizione. L’operazione di rilancio dell’interporto ruota sull’ampliamento di 92 mila metri quadrati, di cui oltre la metà con destinazione d’uso produttiva e gli altri per opere di urbanizzazione.

Con questa mossa urbanistica l’area di Indicatore è entrata nel mercato, suscitando interessi e appetiti per la posizione strategica (rispetto a casello A1 e nodo di Olmo), a fonte di costi abbordabili, sulla quale realizzare strutture ex novo, preferite dagli imprenditori rispetto al dispendioso recupero di vecchi insediamenti disseminati nel territorio. C’è prudenza e riserbo intorno allo sblocco della superficie in passato trasformata da incivili in un discarica abusiva (ha ospitato anche terre con rifiuti speciali provenienti da zone alluvionate) poi diventata punto di riferimento sanitario per la postazione Drive-thru dei tamponi Covid agli aretini.

I contratti non sono ancora firmati, gli affari devono essere stretti in modo definitivo da parte di Ali (Arezzo logistica integrata) la società concessionaria che ha nelle disponibilità l’area di Indicatore. Ma la recente riunione con l’amministrazione comunale promette bene. E’ stato presentato un programma che prevede l’impegno di Ali per le opere urbanistiche e la definizione delle pendenze tributarie con il Comune e con le banche. Una situazione finanziaria complicata, quella di Ali, figlia del naufragio del faraonico progetto interporto, calato dall’alto ed evaporato nel nulla, come il relativo milione e mezzo stanziato a suo tempo dalla Regione.

Era il 1998 quando la giunta regionale inserì il progetto di Indicatore nel Piano regionale dei Trasporti. Nello stesso anno la Provincia di Arezzo lo mise nel Piano di sviluppo triennale in sinergia con Comune e privati. All'epoca si credeva nell'intermodalità: grandi centri di smistamento dove far convergere le merci provenienti dai porti, tramite ferrovia. Nel 2002 l’aggiudicazione dei lavori a seguito di gara pubblica alla Ali. Quattro macro lotti per 290 mila mq, 61 mila coperti. Costo: 65 milioni. Nel 2003 la firma tra Rfi e Comune con l'impegno a dismettere lo scalo merci di Arezzo e collegare l'interporto con la linea ferroviaria mediante il "tronchetto".

Poi però Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Regione ci ripensano, non se ne fa più niente. Indicatore esce dalle priorità: il mercato respinge la filosofia dell’interporto, anacronistico, e Ali piomba in una crisi economico finanziaria profonda. Dei progetti si salva solo il mercato ortofrutticolo. Nel 2019 la giunta Ghinelli gioca la carta della variante puntando sulla vocazione produttiva e logistica con spazi ridisegnati e pronti all’uso.

“Ali ci ha manifestato un piano e un cronoprogramma per completare le opere di urbanizzazione dello stralcio e consentire di fare insediare attività che si sono proposte”, conferma l’assessore Sacchetti. “Vogliamo ridare gambe a questa area, come Comune abbiamo fatto la nostra parte con la variante e condividendo il percorso. E’ un’operazione complessa ma incominciamo a vedere la fine del tunnel”