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Arezzo, la morte di Helenia Rapini: guerra di perizie in tribunale

Helenia Rapini

Luca Serafini
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Ad Arezzo battaglia di perizie sulla morte di Helenia, la ragazza deceduta nello scontro frontale tra auto di Ristradelle il 6 novembre 2019. Un quarantenne è accusato di omicidio stradale ma potrebbe essere prosciolto perché “incapace di intendere e di volere” al momento del fatto a causa di un colpo di sonno patologico per un disturbo diagnosticato dopo l’incidente. Ma la famiglia non ci sta e si rivolge ad uno pneumologo per confutare la tesi. Martedì 16 novembre, in tribunale è in programma l’udienza nella quale il dottor Pier Guido Ciabatti, consulente del giudice, riferirà i contenuti della relazione medico legale che scagiona l’imputato. Si afferma infatti come la perdita del controllo della macchina da parte di Marco C. con l’invasione della corsia opposta sarebbe legata alla Osas (sindrome delle apnee ostruttive del sonno), responsabile di quel black out al volante, imprevedibile e irrefrenabile, senza sintomi precedenti.

 

Le conclusioni del dottor Ciabatti, direttore di Otorinolaringoiatria presso la Asl, anticipate giorni fa dal Corriere, confermano quanto aveva già sostenuto il dottor Pasquale Giuseppe Macrì, consulente della difesa, sostenuta dagli avvocati David Scarabicchi e Giulia Brogi. E cioè che l’automobilista non sapeva di soffrire di Osas, si addormentò per quella sindrome e non per eccessi (alcol o sostanze o stanchezza) e da questo ne consegue che non può essere punito. I familiari di Helenia Rapini si sono rivolti ad uno pneumologo di Perugia, il professor Tommaso Luciano Todisco, esperto in malattie dell’apparato respiratorio che sta studiando il caso. La famiglia - assistita dall’avvocato Francesco Valli - mette in dubbio alla radice la perizia del gup ritenendo che andava affidata, appunto, ad uno pneumologo e non ad un otorino.

Ritengono non scontato il collegamento tra Osas e perdita del controllo dell’auto (che comunque procedeva oltre il limite di 50 orari, a 70), ritengono non verosimile che la patologia non abbia avuto manifestazioni precedenti. I contenuti della controperizia alla quale il professor Todisco sta lavorando non si conoscono. La difficoltà per i Rapini di inserirsi nell’udienza sta nel fatto che i familiari in sede civile hanno definito la causa risarcitoria e questo ha precluso la presenza al processo penale come parti civili. Ma la procura, alla luce dei rilievi dello pneumologo, potrebbe sollevare questioni dinanzi al giudice. Caso apertissimo e sentenza a dicembre. Il 6 novembre è stata ricordata Helenia, nel secondo anniversario della morte. Aveva 29 anni, lavorava al canile, procedeva in auto per la sua strada e non poté evitare lo schianto con il veicolo che le andò contro. La famiglia non accetta l’idea che la tragedia sia avvenuta per una fatalità.