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Arezzo, la mamma di Denise Pipitone in tribunale parte civile contro artista satirico accusato di diffamazione

Luca Serafini
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La mamma di Denise Pipitone sentita in tribunale ad Arezzo come parte lesa in un processo. Piera Maggio ha deposto ieri davanti al giudice Isa Salerno. La vicenda che la tocca e la ferisce è particolare e vede sul banco degli imputati un aretino di 43 anni, A.G., insegnante, carabarettista, scrittore. L’uomo è accusato di diffamazione a mezzo stampa per una serie di frasi apparse su Facebook che tirano in ballo il nome della piccola Denise, la bambina scomparsa il primo settembre 2004 a Mazara del Vallo prima ancora di compiere quattro anni. Dieci anni dopo l’artista aretino aveva messo in piedi uno spettacolo che doveva andare in scena al circolo Aurora di piazza Sant’Agostino (ma poi non venne presentato) preannunciato con i post su Facebook incriminati. Usando uno stile black homour satirical, che all’epoca era piuttosto in voga,

A.G. scrisse delle frasi che hanno urtato la sensibilità di Denise, scomparsa e mai ritrovata, al centro di una vicenda infinita fatta di indagini, accuse, proscioglimenti, avvistamenti, segnalazioni. A leggerle, dal capo di imputazione, quelle espressioni spiazzano e imbarazzano: “Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, nuovo volto degli spot lerdammer”. O ancora: “Stasera al supermercato ho visto la signora Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, la bimba scomparsa qualche anno fa, così sono andato a riempirmi il carrello con un sacco di roba r gliel’ho portato dicendole... e non voglio più vedere quel faccino triste”. 

Iperboli che risultano poco comprensibili se non in un contesto di satira “nera”, spinta ai limiti, per evidenziare la spettacolarizzazione mediatica di certi grandi casi di cronaca, come avvenuto per Cogne (con il celebre plastico della casa a Porta a Porta) o altre vicende. Il cabarettista aretino, su Facebook, scriva ancora: “La scomparsa di Denise Pipitone in Polinesia è considerata un ballo popolare, una specie di calipso2”. La procura contesta anche a A.G. di aver pubblicizzato su una locandina di uno suo spettacolo “curiosità pruriginose su Denise Pipitone con diapositiva e Simmenthal e Giovanni Falcone il Renato Rascel dell’antimafia”. 

Per quanto i problemi di Piera Maggio siano altri, trovare la figlia o la verità sul suo destino, quelle frasi non la turbarono e offesero. Si è costituita parte civile e ieri nell’udienza, rispondendo al giudice, si è detta allibita e sconvolta. Con tono pacato, increspato dalla sofferenza che con dignità porta con sé ormai da 17 anni, ha riferito di come venne a conoscenza di quei post e di come ci rimase male. 

L’imputato non era in aula. Lo difende l’avvocato Niki Rappuoli. Il processo si gioca sulla sottolissima linea di confine tra espressione artistica e satirica e diffamazione. Dopo una richiesta di archiviazione della procura, il giudice Piergiorgio Ponticelli riaprì il caso che ora è nella fase decisiva del dibattimento. Ma il tempo stringe perché il 25 gennaio 2022 il reato si prescrive. 
Prima di quella data il giudice Salerno vuole arrivare alla sentenza tanto che ha fissato udienze ravvicinate per sentire testimoni e dare spazio alle parti: il pm di udienza è il dottor Bernardo Albergotti.

Venerdì sarà sentito il responsabile del circolo Aurora che doveva ospitare l’evento. In caso di condanna, anche con la prescrizione resterebbe in piedi l’aspetto civilistico del risarcimento danni che dovesse essere riconosciuto alla mamma di Denise.