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Cinghiali nel centro storico di Cortona, dai cacciatori proposte dopo il video

Lilly Magi
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E' diventato virale il video girato da un cittadino in cui si vede una famiglia di cinghiali girare per le strade del centro storico di Cortona, nella zona detta il Poggio. “Incredibile: Cortona come Roma!”, esclama mentre riprende la scena. Gli ungulati ormai hanno colonizzato zone un tempo impensabili e si spingono nei centri abitati oltre che lungo le strade. Paolo Rossi, assessore all’ambiente, commenta: “Abbiamo sollecitato gli enti preposti per monitoraggi e interventi mirati”.

 

 

 

Rossi aggiunge: “Il problema non riguarda è generalizzato. Un miglioramento lo potremmo avere ridando vita alla montagna: ripopolandola, il cinghiale ritornerebbe nel suo habitat naturale. Questi animali infatti si muovono per fame e vanno dove trovano cibo. Lo spopolamento delle nostre alture ha impoverito quei territori e tanto più quest'anno, che per effetto del clima anomalo non c'è una ghianda, una castagna, e questi animali scendono a valle per nutrirsi. Per fortuna nel Cortonese abbiamo mille cacciatori e otto squadre di cinghialai ma purtroppo l’attività venatoria non è sufficiente per arginare il problema”. Più o meno della stessa opinione è Dino Diacciati, esperto cacciatore.

 

 

 

“Nel Cortonese riusciamo ad abbattere 900/1000 capi l'anno, poi c'è la caccia nelle aree vocate, ossia dove è prevista la presenza di questi animali, e c'è la caccia nelle aree non vocate, le zone a valle della Strada regionale 71 e ancora ci sono le battute di selezione: di questi ambiti non disponiamo però delle cifre”. Diacciati aggiunge: “Nonostante ciò il problema persiste e nei centri abitati la caccia è proibita, in ogni caso stiamo elaborando un programma di contenimento, con gli addetti al lavori. Fra i propositi c'è quello di ripulire i ricoveri che si sono creati in prossimità della città: una volta trovato dove vanno a dormire, attueremo delle pratiche perché lascino libero il campo.

Sarebbe poi importante reintrodurre le governe dissuasive, attualmente vietate, da posizionarle nella montagna e composte da granaglie: servirebbero a nutrire gli ungulati nei loro habitat. Sarebbe urgente, perché se le femmine di cinghiale partoriscono a valle, non si muoveranno più da quei posti, è determinante che partoriscano nei boschi. Altro rimedio è la promozione di colture a perdere, seminativi o altro da lasciare in uso agli animali. Questa produzione va fatta in montagna, è sostenuta economicamente dall’Atc, ambito territoriale di caccia. Purtroppo il programma si sta sviluppando poco perché la burocrazia scoraggia gli interessati”.