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Arezzo, l'infettivologo Tacconi: "Qui pochi ricoverati Covid grazie agli anticorpi monoclonali". Le cifre, i vaccini, il Natale

Luca Serafini
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Un anno fa i ricoverati per Covid al San Donato di Arezzo erano 146 e 26 di questi stavano molto male in terapia intensiva. Altri 6 erano in rianimazione a Nottola perché ad Arezzo i posti erano esauriti. Quel giorno del 2020 il report dell’Asl con 98 contagiati in più e 4.239 positivi, contava due decessi. Oggi, anche se il Covid non è affatto sconfitto, i degenti in ospedale sono soltanto 8 (uno in terapia intensiva). Molti di meno rispetto a Siena, 34, e a Grosseto, 28. Chiediamo spiegazioni al dottor Danilo Tacconi, primario di Malattie infettive dell’Asl.

Dottore, come mai ad Arezzo così pochi ricoverati Covid?

“Perché ad Arezzo vengono utilizzati molto di più rispetto ad altre province gli anticorpi monoclonali, il nostro reparto di malattie infettive è primo in Toscana.” 

Quanti pazienti avete trattato con questi medicinali?

“Ad oggi 410. Persone positive a rischio alle quali viene fatta in ospedale la somministrazione dei monoclonali per poi essere rimandati a casa. Questo trattamento ha ridotto in una percentuale molto alta i ricoverati”.

Chi viene sottoposto ai monoclonali che, va detto, sono stati autorizzati in via temporanea dal governo a febbraio in attesa dell’autorizzazione Ema?

“Quelle persone che al tampone risultano positive e rientrano in determinate fasce riconosciute da Aifa, in base all’età o alle patologie. Viene loro proposta la somministrazione: possono accettarla oppure no. Ci sono anche in questo caso i no-monoclonali. Non abbiamo riscontrato alcun caso di intolleranza”.

Quindi così si evitano aggravamenti delle condizioni e l’ospedalizzazione. </CF>
“Esatto. Rientrano nelle categorie ammesse tutti gli over 65 positivi anche senza nessuna patologia, mentre per le età inferiori deve esistere un fattore di rischio dovuto a comorbilità, come diabete o broncopatie o insufficienze e altre patologie”.

Una strada che continuerete a praticare.

“Certamente. Dico di più: è previsto anche uno step ulteriore. Adesso gli anticorpi vengono somministrati per via endovenosa solo in ospedale, in modo ambulatoriale, ma prossimamente potranno essere somministrati per via intramuscolare senza spostarsi da casa dove i pazienti vengono seguiti dal personale Usca”.

Dei ricoverati per Covid che arrivano al San Donato, quanti sono i vaccinati?

“Circa il 10 per cento. Hanno contratto il virus i vaccinati molto anziani che avevano avuto il siero molti mesi fa e pazienti che hanno patologie tali che compromettono il sistema immunitario. Il valore del vaccino non si discute e le scelte del governo sulla terza dose sono opportune”.

Se guarda i numeri del report di oggi su contagi e ricoverati e quelli di un anno fa che pensa?

“Tutti si dovrebbero domandare in maniera onesta e razionale quale può essere il motivo del miglioramento: la vaccinazione, oltre all’attenzione che la gente pone nella vita quotidiana. Nei Paesi dove si sono allentate le misure e fatte aperture eccessive, assistiamo ad una ripresa importante del contagio”. 

Tra i ricoverati ha visto dei no vax pentiti?

“Vediamo di tutto. Anche dei ricoverati che hanno continuato a mantenere il loro pensiero, nonostante tutto. E noi sanitari ci siamo prodigati nel curarli come tutti gli altri. Ma abbiamo visto anche altri pazienti che si sono ricreduti sul vaccino ritenendo un grave errore non averlo fatto prima”.

Preoccupato per il prossimo periodo natalizio?

“Quando aumenta la circolazione delle persone vengano meno anche certe attenzioni. Se gli aretini saranno consapevoli e bravi come lo sono stati fino ad oggi e la copertura vaccinale sarà ancora maggiore, il Natale sarà migliore per tutti”.