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A Montedoglio barche, pattini, pneumatici e attrezzi riemersi per la siccità rimossi. Livello diga ancora basso

Davide Gambacci
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Rimossi i rifiuti ingombranti dalla coda dell’invaso di Montedoglio, riemersi dalla diga a seguito della grande siccità che ha fatto abbassare notevolmente il livello dell’acqua. Nei giorni scorsi una ditta incaricata, interpellata direttamente da Eaut (Ente Acque Umbre Toscane) in qualità di gestore dell’invaso, ha provveduto a demolire e togliere dal letto di Montedoglio alcune barche e pattini affondati nel tempo, vari oggetti di plastica, tanti pneumatici usurati oltre ad una vecchia vagliatrice per la rena; strumento che, di fatto, era divenuto un po’ il simbolo negli ultimi mesi di questa grave situazione che Montedoglio sta vivendo.

“Ci siamo fatti carico di questa situazione dopo le varie segnalazioni che erano arrivate sia nei nostri uffici, ma anche dai vari mezzi di comunicazione della zona – sottolinea Domenico Caprini, presidente di Eaut – e principalmente dai sindaci del territorio: ditte specializzate, utilizzando particolari mezzi, hanno provveduto a rimuovere tutti i rifiuti dal fondale di Montedoglio per rispettare l’ambiente che, ricordo, è un bene di tutti”.

 

 

 

Ma Caprini precisa un aspetto. “Non è che ci fossero dei problemi dal punto di vista igienico sanitari, mi hanno spiegato i tecnici che anche il rilascio negli anni di questi materiali nell’acqua è abbastanza limitato, però la coscienza ambientale in qualche modo ci ha spinto a fare qualcosa che è andato poi nella ripulitura del fondale: siamo tutti soddisfatti. Tutto ciò per tutelare al meglio anche la purezza dell'acqua di Montedoglio che ha parametri vicini a quelli delle acque minerali”. Il presidente Domenico Caprini entra nello specifico dell’intervento.

“Quello che dava maggiormente nell’occhio era la vagliatrice della rena, lasciata in loco a suo tempo dai proprietari della cava dismessa: era utilizzata per separare la rena, appunto, dai sassi. Vagliatrice che è stata completamente scomposta e trasferita in discarica secondo i procedimenti di legge”.

Con il calo continuo dell’acqua a seguito della mancanza di piogge, da Montedoglio è riemerso il passato: in primis la vecchia Tiberina 3Bis che collegava Sansepolcro a Pieve Santo Stefano, la quale insisteva proprio nel letto dell’invaso. Strade, ma anche fondamenta di tante abitazioni oltre a ponti che attraversavano il fiume Tevere. Mentre i lavori per la ricostruzione del muro crollato il 29 dicembre 2010 stanno andando avanti, sta iniziando a preoccupare la situazione di Montedoglio.

Oggi si trova ad una quota di 369,50 metri sul livello del mare, di fatto 12 metri sotto rispetto a quello massimo consentito in questo momento dalla direzione dighe del Ministero (essendo in presenza di cantiere) che è di 381 metri. Una situazione del tutto analoga a quella che si presentava dieci anni fa. Il colpo d’occhio non è sicuramente dei migliori vista la situazione, ma c’è comunque speranza nel futuro di questo invaso – il più grande della Toscana – con alle spalle tante potenzialità ancora inespresse.