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Arezzo, figlio gay e mamma si sfidano in tribunale. Lui: "Cacciato perché omosessuale". Lei: "No, lui violento"

Luca Serafini
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Giacomo accusa la mamma: “Cacciato di casa, offeso e percosso perché sono gay”. Ma la mamma accusa Giacomo: “La vera vittima sono io, mi maltratta”. Madre e figlio contro. Il caso esplose lo scorso aprile, ora torna in primo piano. Fissata per il 10 dicembre davanti al gip Claudio Lara l’udienza che proporrà la triste e controversa vicenda ambientata in Valdarno.

Denunce incrociate e bandolo della verità da individuare. Le dichiarazioni del ragazzo, 28 anni, fecero il giro dei media nazionali: dichiarava di essere bersagliato dai familiari, mamma e zio, per la sua omosessualità. Offese, calci e pugni, il computer distrutto, mandato via. Un giorno lo zio lo avrebbe minacciato con una bombola del gas.

La madre a sua volta ha riferito di maltrattamenti e lesioni subite. E dalla querela è nato un fascicolo per il quale il pm Marco Dioni ha chiesto l’archiviazione. Dalle indagini secondo il magistrato non sono emersi elementi per portare avanti l’accusa verso Giacomo. Ma sua mamma si oppone al decreto di archiviazione ed è per questo che il 10 dicembre - in netto contrasto con il clima natalizio - ci sarà l’udienza. Il giudice dovrà alla fine decidere se disporre nuove indagini, se ordinare una imputazione coatta, oppure se archiviare davvero come chiede il pm Dioni.

Un altro magistrato della procura, la dottoressa Angela Masiello, si occupa intanto dell’altro versante della storia: quello incentrato sulle accuse rivolte dal giovane contro mamma e zio. Ancora siamo in fase di indagini.

Secondo l’avvocato Antonio Panella, che assiste Giacomo, quest’accusa che ancora pende sul giovane è una vera beffa. Il ragazzo ne soffre molto e pensava fosse tutto finito con il decreto del magistrato. Invece resta ancora in piedi l’ipotesi che sia lui l’aguzzino quando invece, afferma l’avvocato, Giacomo è stato cacciato per la sua omosessualità. Ripudiato. Farlo passare per violento, adesso, sarebbe la strategia per rendere comprensibile quell’allontanamento.

Da aprile il 28enne è andato a vivere per conto suo, con il padre separato che lo aiuta. Neolaureato, svolge lavori saltuari. Fu lui stesso a portare alla luce la vicenda con una intervista su Teletruria rilasciata a Ilaria Vanni. Raccontò delle brutte parole ricevute (“Sei un f..., mi fai schifo”) della bombola del gas brandita contro. Poi la reazione di mamma e zio, che sostengono tutt’altra verità e sono assistiti dagli avvocati Francesca Molino e Nicola Detti. Un triste groviglio di accuse e contro accuse. 

L'AVVOCATO

“Sarebbe stato auspicabile che la madre avesse tentato un riavvicinamento verso suo figlio, accettando la sua omosessualità, anziché perseguitarlo con infondate azioni giudiziarie”. E’ la dichiarazione dell’avvocato Antonio Panella (<CF1402>foto</CF>), difensore di Giacomo, in vista dell’udienza del 10 dicembre sui presunti atteggiamenti violenti del 28enne verso la mamma. Accuse infondate per la procura, ma che la madre rilancia. La difesa del ragazzo ha prodotto materiale e chiesto anche l’acquisizione della telefonata al 113 del giorno in cui il giovane valdarnese sarebbe stato aggredito e perfino minacciato con una bombola del gas brandita dallo zio.