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Arezzo, a San Severo riemergono i bossoli della strage del 1944. Ritrovamento davanti al nipote di una delle 17 vittime

Alessandro Bindi
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Raffiche tedesche di San Severo, emersi bossoli e ogive della sanguinosa strage del 14 luglio 1944. Per uccidere furono sparati proiettili con pistole mitragliatrici e karabiner 98. Esplosi anche colpi mortali con la pistola Luger.

A distanza di quasi ottant’anni, ieri mattina, “Quelli della Karin”, il gruppo di appassionati di storia locale che tengono in vita la memoria del passaggio del fronte per la Liberazione durante la seconda guerra mondiale nel territorio aretino, hanno setacciato con i metal detector la boscaglia di San Severo in prossimità dell’Alpe di Poti, ripercorrendo i luoghi dell’eccidio dove furono uccisi 17 concittadini durante la rappresaglia tedesca.

 

 

La loro passione restituisce tracce della testimonianza di una triste pagine della storia. Decine e decine di bossoli sono stati ritrovati nell’area boschiva palcoscenico della fucilazione: una trentina. Altrettante le ogive emerse dal terreno assieme ad alcuni bottoni civili probabilmente appartenuti alle vittime della strage messa in atto dai tedeschi.

La ricerca ha riconsegnato anche un bottone di una divisa militare inglese oltre ad alcune bullette, ovvero i chiodi delle suole delle scarpe di cuoio utilizzate dai militari per non scivolare sul terreno. Un centinaio in totale sono i reperti rinvenuti. Le operazioni di ricerca sono iniziate intorno alle 9 e sono proseguite per l’intera mattinata ed i ricercatori già promettono di tornare a scandagliare il terreno a caccia di altri reperti che finiranno esposti nel museo di Subbiano. Ad accompagnare il gruppo di appassionati c’erano alcuni familiari di chi perse la vita trucidato dai tedeschi.

 

 

 

“L’idea è nata - spiega Rudi Lapini presidente di “Quelli della Karin” - durante la visita, alla nostra mostra permanente, di Andrea Severi, un aretino che ha perso il nonno Angiolo, nella strage di San Severo. Dal suo racconto è emerso il dramma di una famiglia che nutre il desiderio di trovare qualche testimonianza e oggetto che potesse riemergere dal sottosuolo”.

“Grazie al racconto di Giuseppe Severi - racconta Lapini - all’epoca bambino testimone della morte del padre è stato possibile ricostruire cosa accadde in quelle ore di follia umana e scavare nel luogo esatto dell’eccidio a caccia di testimonianze”.

E così ieri mattina proprio sotto gli occhi emozionati di Andrea Severi nipote di una delle vittime, “Quelli della Karin” sono riusciti a far riaffiorare i reperti che adesso saranno studiati per ricostruire cosa accadde quel tragico 14 luglio 1944. I proiettili infatti a distanza di anni parlano e il rinvenimento consente di individuare dove avvenne la fucilazione e la distanza tra i prigionieri e gli aguzzini. “Il ritrovamento - spiega Lapini - è avvenuto a circa 300 metri di distanza da dove si trova il cippo intitolato alla memoria delle 17 vittime difronte alla chiesa di San Severo. In una zona boschiva non facilmente raggiungibile.

C’è un dirupo con un terrapieno ed è proprio lì che furono uccisi i concittadini. Secondo la nostra ricostruzione furono messi con le spalle al terrapieno: è lì che abbiamo rinvenuto le ogive. I tedeschi uccisero sparando con proiettili di piccolo calibro 9 mm e mitragliatrici a corto raggio. Dai ritrovamenti possiamo affermare che i tedeschi hanno sparato a sei metri di distanza. Non di più”. Tra i reperti ci sono anche alcuni bossoli più piccoli, di una pistola appartenuta probabilmente ad un ufficiale.

“Potrebbero essere stati esplosi - commenta Lapini - per sferrare il colpo mortale su alcune vittime dopo la fucilazione. Alcuni bossoli poi sono stati trovati in una differente area a conferma dell’ipotesi che ci fu chi tentò di scappare e fu poi raggiunto e colpito mortalmente”.

“Quelli della Karin” hanno effettuato una ricerca balistica sul luogo dell’eccidio ed i reperti adesso contribuiranno a ricostruire dettagli fino ad oggi sconosciuti. “I proiettili sono differenti per codice e marca. Quindi ricostruiremo quanti fucili hanno sparato e saremo in grado di indicare quanti soldati parteciparono alla strage”. “Adesso sappiamo dove potranno essere portati i fiori e dove poter onorare le vittime cadute per la Libertà”.