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Arezzo, il fallimento Del Tongo arriva davanti ai giudici. "Scoppiò la guerra in Libia e per noi fu la crisi"

Luca Serafini
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“Scoppiò la guerra in Libia e in una notte abbiamo perso tutti gli affari avviati in quel Paese: un colpo durissimo per l’azienda”. Francesco Del Tongo testimonia davanti ai giudici del tribunale di Arezzo e ricorda quel momento, dieci anni fa, che aprì la crisi della grande azienda di famiglia.

Una eccellenza italiana che per anni ha prodotto lavoro e occupazione con le cucine componibili, fallita il 27 gennaio 2018. Il processo vede imputato babbo Pasquale, l’imprenditore che con il compianto fratello Stefano dette vita alla grande industria dei mobili nata ad Arezzo, cresciuta a Tegoleto, leader nel suo settore economico e nel ciclismo glorioso degli anni Ottanta che portò Saronni al titolo iridato.

E’ triste assistere in tribunale alla coda giudiziaria di una storia imprenditoriale così. Le accuse, tutte da dimostrare, riguardano la società Arthema, che si occupava di elettrodomestici e faceva parte del gruppo Del Tongo Industrie. Ipotesi di reato contestate dal pm Laura Taddei: bancarotta fraudolenta e semplice. Una serie di episodi per un ammontare di circa un milione di euro. Soldi che, sempre secondo la procura, vennero girati alla capogruppo senza reale motivo e così facendo si impoverì il patrimonio societario di Arthema, fallita anch’essa, a tutto danno delle banche creditrici.

Nella prossima udienza, a febbraio, gli avvocati Luca Berbeglia e Laura Bonifazi, che difendono il patron Del Tongo, porteranno in aula un consulente per chiarire i passaggi contabili e ribattere alle accuse. Alla fine sarà la terna di giudici con presidente Ada Grignani a emettere la sentenza. Dopo la vicenda Arthema, poi, nel 2022 sarà la volta del processo relativo alla Del Tongo Industrie, con altre contestazioni. Ieri nell’aula “Graverini” della Vela, sono sfilati vari testimoni e quando è stata la volta di Francesco Del Tongo - che da bambino fu sequestrato dall’Anonima e tutta Italia trepidò per lui, poi rilasciato dopo il riscatto - le sue parole hanno suscitato impressione.

La guerra nello Stato di Gheddafi, nel 2011, polverizzò i forti investimenti avviati dall’azienda sul nuovo fronte produttivo degli arredi per le catene alberghiere. Doveva essere una evoluzione rispetto alle tradizionali e amate cucine, ma l’operazione non partì. Alla Del Tongo, ha spiegato Francesco, che si occupava del commerciale, non arrivò il pagamento del lavoro finito e quasi montato ma non collaudato. E in fumo andò anche la nuova linea sulla quale Del Tongo aveva investito in programmazione e materie prime. 

Il contraccolpo fu violento, unito alle difficoltà di un settore cambiato con i mobili low cost a svantaggio dei produttori di fascia medio alta: così lo stabilimento mastodontico andò in sofferenza. Arthema, collegata alla società principale, ebbe problemi come la capogruppo. Del Tongo jr rammenta la tenacia con cui dal 2012 in poi la famiglia reagì. La ristrutturazione con le banche, il denaro fresco messo nella società, il concordato, altri capitali e beni immobili impegnati.
Gli chiedono di babbo Pasquale, ora nello scomodo ruolo di imputato, di cosa facesse, e il testimone Francesco: “Faceva l’imprenditore. Sempre lì, presente, impegnato a seguire gli aspetti industriali, la produzione, tutto”. Ma fu default.

L'ASTA

Nuovo tentativo di vendita, proprio in questi giorni, per lo stabilimento della gloriosa Del Tongo nel comune di Civitella in Val di Chiana. La grande costruzione è ubicata in via Aretina nord. Venne ampliata per le nuove produzioni da realizzare oltre alle cucine componibili che avevano fatto la fortuna della ditta fondata dai fratelli Pasquale e Stefano. Base d'asta: 6 milioni e 273.000 euro (nel 2019 si era partiti da 20 milioni).

Una fabbrica storica, che affonda le radici nel lontano 1954 e che per decine di anni ha dato lavoro a centinaia di aretini. Il capolinea, decretato dal tribunale con il fallimento, il 27 gennaio 2018. Se ci sono interessi intorno alla fabbrica dismessa lo sapremo presto. In stand by c'è anche l’asta sul marchio. Pure quello, almeno fino ad oggi, nessuno sembra volerlo. Procede Pbg.fallcoaste.it e non Ivg. A febbraio 2021 zero buste: servivano 237.802 euro per rilevare il brand che oltre a marchiare le cucine, ha campeggiato sulle maglie della squadra di ciclismo alla quale la famiglia Del Tongo si è dedicata con passione e investimenti, regalando agli aretini e agli italiani pagine indimenticabili di sport. Il brand paga lo scotto di essere ormai fuori mercato. Per decenni Del Tongo è stato un logo di prestigio, amato dagli anni del boom economico in poi, quando gli italiani cominciarono a sostituire vecchie madie e mettitutto con le cucine all'americana.

La qualità e l'estro creativo di Pasquale Del Tongo e del compianto fratello Stefano furono la base di un successo crescente con il passaggio dal laboratorio di Arezzo alla grande fabbrica di Tegoleto. Indimenticabili, poi, le imprese dei corridori della squadra con sponsor Del Tongo: da Saronni (iridato nel 1982) a Chioccioli (Giro d'Italia 1991) a Cipollini. Attraverso le aste i curatori fallimentari Gian Luca Righi, Marco Baldi e Alessandro Sabatini cercano ulteriori risorse per i creditori, da aggiungere a quelle racimolate con dismissioni e risarcimenti della stessa proprietà.