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Sussi: "Il mio Arezzo sarà camaleontico, aggressivo e veloce". Il modulo, Mazzone, i tifosi

Nicola Brandini
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Poche parole e concetti chiari. Il nuovo allenatore dell’Arezzo Andrea Sussi, promosso dalla Juniores alla guida della prima squadra dopo l’esonero di Mariotti, si presenta con la semplicità e la determinazione che lo ho hanno sempre contraddistinto. Quella semplicità che si riversa nei concetti di gioco espressi a parole e la determinazione di chi sa di avere sulle spalle una responsabilità non da poco: allenare la squadra della propria città.

“Cercherò di ripagare la fiducia della società mettendoci il massimo dell’impegno – ha esordito il neo allenatore amaranto – e sono cosciente della responsabilità. Vivo la città e so quanto la gente ci tiene a questa squadra. Qui sono cresciuto calcisticamente – prosegue Sussi – sono entrato che avevo quattordici anni e sono uscito che ne avevo ventidue. Questa società e questa maglia mi sono rimaste dentro”.

Mister Sussi fissa già il primo obiettivo, che non si chiama Poggibonsi (“a quello inizierò a pensarci verso la fine della settimana”, ha detto). “La prima cosa che dovrò riuscire a fare è impiantare la mia idea di gioco facendo capire ai ragazzi, in poco tempo, cosa voglio da loro”.

Cambia l’allenatore, cambiano i concetti di gioco. E la squadra dovrà essere brava ad assimilare nel più breve tempo possibile quelli di mister Sussi, soprattutto perché il campionato è già avviato e i punti da recuperare sulla prima restano ancora cinque.

“Ho bisogno della disponibilità dei ragazzi, sarà questa la prima cosa che gli chiederò”, ha confessato l’allenatore aretino. Un allenatore stimolato dalle sfide, come quelle (vinte) con la Primavera 3 lo scorso anno e la “Battaglia Totale” della stagione 2017-2018 quando Sussi faceva parte dello staff tecnico di Massimo Pavanel.

“Questa è un’altra sfida che accetto volentieri e con grande entusiasmo”, spiega Sussi, che poi tira fuori un po’ d’orgoglio: “ma se ho accettato è perché credo nelle mie idee”. Quelle idee di gioco alle quali il nuovo allenatore dell’Arezzo ha fatto subito riferimento: “la mia sarà una squadra camaleontica, in linea di massima giocheremo con il 4-3-3 ma questo non significa disdegnare il trequarti. In ogni caso non si dovrà prescindere dalle ali. Le mie sono squadre molto aggressive, soprattutto in mezzo al campo. Dovremo obbligare gli avversari a giocare male, e per farlo c’è bisogno di correre tanto, soprattutto in un campo grande come il nostro”.

Ed è proprio questo il segreto per far sì che torni l’entusiasmo da parte dei tifosi, Sussi lo spiega chiaramente: “la tifoseria è sempre dalla nostra parte, basta riaccendere l’entusiasmo. Per farlo serve che la gente veda una squadra che corre e gioca velocemente, che scali in avanti e attacchi anche quando sta difendendo. La palla deve girare veloce”. Inevitabile, poi, un passaggio sul ‘suo’ mister, Carlo Mazzone.

“È stato determinante per la mia crescita non solo calcistica: mi ha insegnato il confronto, spesso anche duro, con i giocatori. Con lui era molto bastone e poca carota, ma riusciva a tirare fuori il massimo da tutti”.

E infine un messaggio chiaro sulla gestione degli under, lui che finora ha sempre lavorato con i giovani. “Sono i più grandi che dovranno mettersi al servizio dei giovani per aiutarli a migliorare – ha detto – i ragazzi sbagliano, siamo noi che dobbiamo riuscire a farli sbagliare il meno possibile”.

Adesso però la palla passa al campo e c’è da preparare la delicata sfida di domenica a Poggibonsi. Intanto nel pomeriggio di ieri primo allenamento, poi sono previste doppie sedute di allenamento sia oggi che domani. Non c’è tempo da perdere: l’Arezzo e Sussi schiacciano sull’acceleratore.