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Arezzo, commozione per ritrovamento bossoli nel luogo della fucilazione del nonno nel 1944

Alessandro Bindi
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“Per un giorno ho fatto rivivere mio nonno”. È emozionato Andrea Severi, l'aretino che ha condotto “Quelli della Karin” sulle tracce dell'eccidio di San Severo facendo emergere tristi reperti di una tragedia che ha lasciato il segno nella comunità aretina. A distanza di 77 anni dall'eccidio perpetrato ad opera dei tedeschi, Severi ha finalmente realizzato un desiderio.

 

 

 

“Non ho mai conosciuto mio nonno Angiolo, ucciso nella strage di San Severo il 14 luglio 1944” racconta Andrea Severi emozionato “ma adesso posso finalmente dire di aver trascorso una giornata con lui”. Le sensazioni provate nella boscaglia dove domenica mattina sono stati scandagliati i metal detector a caccia di reperti, sono indescrivibili.

 

 

 

“L'eccidio di San Severo” spiega Andrea Severi “è una triste pagina della storia della mia famiglia e dell'intera comunità. Sono cresciuto con il racconto dei miei familiari che hanno sofferto per la tragica e prematura scomparsa di mio nonno Angiolo deceduto all'età di 43 anni per colpa della ferocia dei tedeschi. La mia famiglia pagò con due vittime le conseguenze di tanta barbarie. Oltre a mio nonno perse infatti la vita, nella fucilazione, anche suo cognato, Antonio Scatragli, marito di sua sorella”. Angiolo lasciò sei figli orfani tra cui Giovan Battista che era solito raccontare al figlio Andrea i tragici momenti vissuti durante il periodo del secondo conflitto mondiale e in particolare quella giornata di sangue.

 

 

 

“Mio padre durante il rastrellamento” racconta Andrea “si trovava fuori San Severo nei campi e sentì riecheggiare i colpi delle raffiche delle mitragliatrici tedesche”. “Testimoni diretti di quei momenti agghiaccianti” aggiunge Andrea “furono i miei zii Roberto e Giuseppe grazie ai quali è stato possibile ripercorrere con esattezza i luoghi della tragedia”. Dai loro ricordi, ancora lucidi, impressi nella memoria di quando erano bambini, sono emersi i flashback della sanguinosa fucilazione. “Ho accompagnato di persona i miei zii in quel luogo e mi sono fatto raccontare cosa accadde.

Ho poi cercato tracce fino a rinvenire alcuni oggetti che ho pensato potessero essere ricondotti alla fucilazione e così è emerso il desiderio di tentare di far emergere dal sottosuolo quello che poteva essere rimasto sepolto per anni nella speranza che i reperti possano raccontare e tratteggiare con maggior esattezza la cronaca di quella giornata di sangue”.

Gli amici di “Quelli della Karin” con estrema professionalità e gentilezza, nel rispetto delle vittime e del luogo hanno regalato ad Andrea e ai suoi familiari un sogno. “Voglio ringraziarli. Sono orgoglioso dei numerosi reperti rinvenuti che andranno ad arricchire il museo di Subbiano dove saranno esposti. Per me tutte le fasi della ricerca e anche i giorni precedenti dei preparativi sono state emozionanti. Purtroppo hanno fatto riaffiorare ricordi tragici ma sono serviti per darmi sollievo. Sono felice di aver fatto rivivere, per un giorno, mio nonno che non ho mai conosciuto ma che ho imparato a conoscere attraverso poche foto e i ricordi dei miei familiari.

Nei prossimi giorni porterò un mazzo di fiori nel luogo esatto dove sono state trovate le ogive”. È lì che sarà onorata la memoria di Fabbrini Giovanni, Fragai Ernesto, Baldini Delfino, Severi Severo, Bichi Dino, Livi Attilio, Ghezzi Radames, Bistoni Giuseppe, Formiello Pietro, Scatragli Antonio, Severi Angiolo, Severi Giuseppe, Domini Santi, Lanzi Silvestro, Sacchini Alfredo, Bolangeri Balilla, Papaveri Gino, le diciassette vittime dell'eccidio di San Severo.