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Estra, perché Francesco Macrì è decaduto da presidente. "Ricorso al Tar contro Anac". Piazzi facente funzioni

Luca Serafini
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Decaduto. Cinque anni dopo la nomina, l’Autorità nazionale anticorruzione tira un rigo sopra il nome di Francesco Macrì: “Incarico di presidente di Estra spa inconferibile”. Sta scritto nella delibera numero 744 di Anac e l’effetto è immediato: stop al politico aretino di Fratelli d’Italia prestato all’economia con ruolo di prestigio. Macrì, lette le otto pagine della delibera, si è fatto da parte. Ma combattente e determinato qual è, annuncia ricorso al Tar. Un fulmine nel cielo non proprio sereno di Estra e Coingas, con Macrì tra gli imputati nel processo che riparte martedì ad Arezzo. 
Da parte sua la società del gas e dell’energia Estra, ha convocato per oggi un cda d’urgenza per affrontare la situazione: il senese Alessandro Piazzi ha subito assunto il ruolo di presidente facente funzione. La provincia di Arezzo almeno per ora resta fuori dai giochi nella cabina di pilotaggio del colosso nato dall’alleanza tra Coingas Arezzo, Intesa Siena, Consiag Prato.
E’ questa la sintesi di una giornata tumultuosa, l’ennesima, sulla vicenda Estra-Coingas che tocca interessi forti e concreti dei territori (comuni e cittadini utenti) con le inevitabili implicazioni politiche (centrosinistra all’attacco), i pm attenti e gli accusati eccellenti. Tra i quali figura il sindaco di Arezzo, Alessandro Ghinelli, che fra le contestazioni a suo carico ha pure quella (abuso d’ufficio) di aver spinto la nomina di Francesco Macrì nel cda di Estra contro le disposizioni della legge Severino. Correva l’anno 2016 e l’esponente del partito della Meloni, eletto in consiglio comunale, non aveva incarichi adeguati al suo peso. Tenerlo ad Arezzo, in giunta o nei paraggi, era scomodo per Ghinelli: così l’alleanza di centrodestra spianò la strada a Macrì verso Estra. Incarico di spessore e pure ben remunerato.
Anac, che esercita poteri ispettivi e vigila sulle pubbliche amministrazioni, ha sviscerato a fondo la questione Macrì. Prima di tutto l’autorità afferma che Estra ha natura giuridica pubblica e non privata: per l’esattezza si tratta di ente privato in controllo pubblico. Partendo da questo postulato, l’amministratore Macrì per assumere il ruolo di presidente doveva avere determinati requisiti se voleva prendere deleghe gestionali dirette in Estra. Tra le condizioni fissate dalla legge Severino, c’è quella di un “raffreddamento” di due anni dal precedente incarico amministrativo di consigliere comunale. Questioni di forma e di sostanza, secondo la legge. Macrì, dice la cronaca, rimase consigliere comunale fino all’1 settembre 2016 e il 12 di quel mese diventò presidente di Estra. Il problema Severino, all’epoca se lo posero, in maggioranza. Ma con una serie di incontri e con pareri legali acquisiti, si arrivò al via libera per Macrì, seppur con voto a stretta maggioranza nell’assemblea dei comuni di Coingas. Passaggi poi finiti nell’inchiesta della procura di Arezzo e vagliati dall’Anac. Nella delibera dell’anticorruzione si legge che “in occasione delle successive conferme nell’incarico di presidente del cda - avvenute il 31 luglio 2017 e il 15 luglio 2020 - al dottor Macrì sono state espressamente attribuite rilevanti deleghe gestionali dirette mediante atti di procura”. La prima nomina, nel 2016, la carica di presidente nuda senza deleghe, sembra immune dal vizio di inconferibilità ma nello stesso tempo si afferma che in nuce c’erano le premesse dei successivi incarichi. La questione è tecnica e complessa. Il pronunciamento di Anac è di carattere amministrativo. Impugnabile davanti al Tar. Il braccio di ferro proseguirà, con Macrì, che fu sostenuto dai soci di Estra, per nulla intenzionato ad arrendersi per quanto imputato in Coingas, indagato nell’altro procedimento aperto su Estra. Il presidente destituito incassa il colpo, lascia la poltrona, ma va avanti. La delibera di Anac, datata 10 novembre, è piombata in città e fa rumore. Nel suo pronunciamento, l’autorità presieduta da Giuseppe Busia, successore di Raffaele Cantone, dispone una serie di sanzioni verso chi doveva controllare e non controllò. Responsabilità individuate al Comune ad Arezzo (o in Estra e Coingas?) con tre mesi di divieto di conferimento di incarichi. Interrogativi e grattacapi a Palazzo Cavallo, comuni soci Coingas presto in assemblea.

RICORSO AL TAR
“Ricorso al Tar”. L’avvocato Gaetano Viciconte parla al posto di Francesco Macrì e annuncia la contromossa: “Abbiamo trenta giorni per impugnare questa delibera, un provvedimento amministrativo, e lo faremo forti delle nostre ragioni”, dice il difensore di Macrì. Primo atto dinanzi al tribunale amministrativo sulla sospensiva, poi sul merito. E la battaglia può arrivare fino al Consiglio di Stato. Quindi il primo passaggio è volto a ottenere il rientro di Macrì nel suo ruolo di presidente di Estra: sospendere cioè quanto deliberato dall’anticorruzione. Intanto Francesco Macrì ha dovuto spogliarsi in via provvisoria dei poteri e delle responsabilità societarie. Il percorso della giustizia amministrativa dovrebbe svolgersi rapidamente. L’avvocato Gaetano Viciconte ribadisce che il cuore della [TESTO]questione resta l’esatto inquadramento di Estra come status giuridico: per Macrì e la sua difesa, non deve soggiacere alle leggi che regolano gli enti in controllo pubblico. Un tasto già premuto nel corso delle indagini su Coingas e in udienza preliminare ma finora non accolto dai magistrati. 
Decisivi saranno i pronunciamenti dei giudici amministrativi. Sul penale, la difesa di Macrì, sulla scorta della delibera di Anac potrebbe valersi del fatto che l’inconferibilità della presidenza è indicata rispetto al rinnovo dell’incarico nel 2017 e nel 2020. Quindi, nel 2016, per quanto atto prodromico al resto, non ci sarebbero presupposti per configurare il reato. Per la procura di Arezzo questo cambia poco: le deleghe furono comunque affidate a Macrì, successivamente, quindi tutt’al più si tratta di spostare in avanti la data di commissione del reato.