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Estra, dopo il siluro di Anac su Macrì nel cda è assente Arezzo: caso politico. Incognita indennità del presidente decaduto

Luca Serafini
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Dopo il siluro dell’Anticorruzione su Francesco Macrì, destituito dal ruolo di presidente di Estra, pressanti interrogativi attanagliano politica, istituzioni e personaggi coinvolti. A partire proprio da Macrì che prepara il ricorso al Tar ma intanto è stato spogliato della carica e rischia pure sul lato economico. Dopo l’annullamento dell’incarico (“inconferibile”) gli potrebbe essere infatti chiesta la restituzione di quanto percepito come presidente della spa della luce e del gas. E’ vero che la delibera di Anac che lo ha bloccato non fa esplicito riferimento all’indennità ed è anche vero che Macrì il suo lavoro lo ha concretamente svolto alla guida di Estra. Ma a sentire alcuni esperti di diritto amministrativo a proposito di indennità per un incarico indebitamente ricevuto, stando ad Anac, qualche margine di incertezza esiste. Si tratta infatti non di un contratto di lavoro ordinario ma conferito per via amministrativa. Vedremo. Le cifre in ballo, in caso, non sono irrilevanti.

PIAZZI PRESIDENTE
Ieri intanto come era previsto, il cda del colosso dell’energia e del gas ha formalizzato il subentro di Alessandro Piazzi al posto di Macrì. L’amministratore delegato di Estra ed espressione del socio senese Intesa, è il nuovo presidente. Dopo il terremoto della delibera di Anac il cda si riserva di “attivare tutte le azioni a tutela dell’interesse aziendale”. Ad oggi nella cabina di regia di Estra non c’è più traccia della rappresentanza di Arezzo, che con Coingas affianca i soci Intesa di Siena e Consiag di Prato. Macrì è fuori e spera nella sospensiva del Tar, non prima di gennaio, il senese Piazzi assomma due cariche, Paolo Abati di Prato per Consiag è direttore generale, Roberta De Francesco completa il cda come consigliere per il socio di Ancona. Presenza aretina quindi azzerata ed è un vulnus di non poco conto: una penalizzazione forte per il territorio che esprime il 25,14% delle azioni.

CENTRODESTRA
Fratelli d’Italia, il partito di Francesco Macrì, espone oggi la sua linea sul caso Estra. Tutto lascia supporre che sarà un intervento di garanzia e fiducia verso il presidente decaduto che, convinto delle sue ragioni, punta a tornare in sella con il pronunciamento dei giudici amministrativi. Ma tra alleati di centrodestra c’è chi scalpita e già da tempo poneva una questione Macrì. La Lega in primis. Matteo Grassi, segretario provinciale del carroccio, manda segnali precisi volti a colmare quanto prima la lacuna per dare “continuità amministrativa” ad una società importante come Estra. Il periodo di presidenza ad interim deve, per Grassi, avviare già ora le procedure assembleari per una soluzione “stabile”. I patti parasociali che regolano i soci di Estra sono scaduti ma appannaggio di Coingas (Arezzo) resta la scelta del presidente. Circolano già nomi, come quello dell’avvocato Paolo Enrico Ammirati, in quota Lega. Frena Forza Italia, più cauta, con l’invito a deporre le bandiere di parte in nome di una figura di spessore manageriale. Sul destino di Macrì, oltre al Tar, incidono varie componenti oltre ai processi in corso. Lo stesso sindaco di Siena Luigi De Mossi, in assemblea dopo l’avviso di garanzia all’allora presidente, era per le dimissioni di Macrì.

INCONFERIBILE
“Mettiamo Macrì dove rompe meno i c...”. Fu questo il criterio strategico col quale Francesco Macrì venne proiettato in Estra nel 2016, stando alle riunioni auto-intercettate dall’allora presidente di Coingas, Sergio Staderini (condannato a due anni in abbreviato per abuso d’ufficio sulla nomina di Macrì, peculato sulle consulenze Coingas e favoreggiamento per Multiservizi). Figura dinamica ma ingombrante del centrodestra aretino, leader di FdI, l’allora consigliere comunale venne nominato per il cda di Estra dalla giunta del comune di Arezzo, a sua volta dominante (45%) nell’assemblea dei comuni aretini di Coingas. La filiera poi vide il passaggio in assemblea Estra e nel cda. Presidente dal settembre 2016. Le successive conferme, del 2017 e del 2020, sono incappate nel vaglio dell’Anac. Incarico “inconferibile” per violazione della legge Severino che impedisce di acquisire deleghe gestionali (con relativi compensi) a chi nei due anni precedenti aveva cariche amministrative. Il ricorso al Tar di Macrì porterà varie argomentazioni, in primis quella che Estra non è, come sostiene Anac, un ente di natura pubblica e non deve sottostare alla Severino. Altri i nodi, tra cui il criterio del mancato “raffreddamento” della precedente carica che, secondo la difesa di Macrì, nel 2020 era ampiamente avvenuto.

SANZIONI
La delibera di Anac oltre a colpire Macrì prevede che il responsabile anti corruzione dell’ente conferente, il segretario comunale di Arezzo, par di capire, svolga un accertamento per individuare tutte le persone che concorsero alla nomina di Macrì. E tutti dovranno essere inibiti per tre mesi: non potranno conferire incarichi amministrativi. La punizione toccherebbe, della attuale giunta, al sindaco Ghinelli, alla vice Lucia Tanti, all’assessore Merelli. Un divieto che può ostacolare il percorso per la nomina del nuovo presidente di Estra che la Lega vuole in tempi brevi. A deliberare potrebbero essere solo gli altri assessori novizi. Ma il nodo oltre che tecnico è politico. La palla poi dovrà passare a Coingas, guidata da Franco Scortecci, il quale a sua volta sta vagliando la nuova complessa situazione con i legali, prima di convocare l’assemblea dei comuni. Va detto che, secondo altre interpretazioni, i tre mesi di stop riguarderebbero anche gli altri comuni che votarono Macrì e gli stessi soci di Estra. Sulle ricadute della bomba Anac a Palazzo Cavallo, la vice sindaco Lucia Tanti afferma: “Gli aspetti tecnici sono affidati ai tecnici alla valutazione dei quali mi affido e rimetto; proprio in questo momento mi sto occupando dell'Hospice che per fortuna ha finalmente avuto il finanziamento e sarà localizzato in zona Pionta”.

REAZIONI
Su Macrì decaduto il M5s di Arezzo rivendica la primogenitura dei dubbi di legittimità affermati da Anac: “Il nostro primo atto sulla questione è datato 22 settembre 2016. Ci sentiamo soli nel ripetere da anni: i partiti, la politica, devono rimanere fuori dalle nomine, comprese quelle nelle società partecipate”. Il modello: competenza e avviso pubblico per titoli ed esami. Il Pd di Arezzo con Matteo Bracciali preme: “Coingas proceda subito ad individuare un profilo per il cda di Estra che abbia la capacità professionale per ridare valore all'impresa e al nostro territorio dopo questa brutta vicenda”. E ancora: “Il metodo Ghinelli ha portato in tribunale l'azienda pubblica più importante che abbiamo con danno di immagine per tutta la società e la comunità, oltre ai procedimenti in corso su Coingas dove 600 mila euro sono stati spesi in consulenze "aria fritta" e su Multiservizi dove emergono pressioni perché ci fosse un tornaconto personale a fronte della nomina del Presidente”. Appuntamento in aula, per il processo, martedì.