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Arezzo, su Estra rischio sanzione economica in Comune. Coingas, riparte il processo: i nodi da sciogliere

Luca Serafini
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“I componenti degli organi che abbiano conferito incarichi dichiarati nulli sono responsabili per le conseguenze economiche degli atti adottati”. Poche righe che mettono qualche brivido nelle stanze del comune di Arezzo. E’ il primo comma dell’articolo 18 che Anac (Autorità nazionale anticorruzione) contesta nella delibera che ha cancellato la nomina di Francesco Macrì a presidente di Estra, atto con radici amministrative nel 2016. Il sindaco Ghinelli e gli assessori che proiettarono Macrì al vertice della spa di luce e gas, potrebbero quindi essere chiamati in causa in caso di danno erariale. La questione è aggrovigliata. Segretario comunale e legali studiano le carte di Anac in vista di probabili ricorsi al Tar. Interpretazioni in corso anche in Coingas ed Estra mentre il clima politico del centrodestra si è avvelenato con gli stracci che volano tra Fratelli d’Italia, partito del presidente decaduto Macrì, e Lega, che spinge per una rapida ridefinizione della rappresentanza di Arezzo in Estra, dove il senese Alessandro Piazzi, già ad, ha preso le redini, il pratese Paolo Abati di Prato è direttore generale e Arezzo brilla per la sua assenza nel cda. E’ in questo clima frizzante che torna oggi nell’aula Miraglia il processo Coingas che vede tra i dodici imputati lo stesso Macrì e il sindaco di Arezzo, Ghinelli. Insieme condividono due dei tre filoni: in quello centrale, mezzo milione di consulenze ritenute dal pm malversazioni di denari pubblici, Macrì è accusato di peculato per aver ispirato il flusso verso l’avvocato Pier Ettore Olivetti Rason; il primo cittadino deve invece rispondere di favoreggiamento perché con le sue condotte, sostiene il pm, non avrebbe ostacolato quegli incarichi dispendiosi e inutili benché i revisori dei conti di Coingas avessero sollevato il problema. “Volevo salvare il bilancio e i dividendi per i cittadini di Arezzo”, ha motivato il sindaco (difeso dagli avvocati Luca Fanfani e Piero Melani Graverini) in consiglio comunale. Questa mattina il tribunale, con la presidente Ada Grignani, stabilisce se ammettere o no come parti civili i 19 comuni che rivendicano dagli accusati di favoreggiamento un danno reputazionale per le consulenze d’oro. L’altro filone condiviso da Macrì e Ghinelli è quello, appunto, della nomina dell’ex consigliere comunale di Fratelli d’Italia in Estra. Abuso d’ufficio, perché la legge Severino impediva quell’incarico a chi entro i due anni precedenti aveva un incarico amministrativo. Il pronunciamento di Anac definisce “inconferibile” l’incarico a Macrì, quindi rafforza l’ipotesi accusatoria, ma, osservano alcuni legali, la decadenza di Macrì è collegata da Anac agli atti del 2017 e 2020 quando Estra gli attribuì deleghe gestionali e non alla prima nomina del 2016. Vicenda complessa, battagliata, sub iudice anche nel versante amministrativo.

 

 

 

Macrì si appella al Tar, udienza per la sospensiva a inizio anno. Il tribunale stamani deve sciogliere anche il nodo Multiservizi: l’avvocato Roberto Alboni ha chiesto che venga stralciato il filone che tocca il suo assistito, Roberto Bardelli, con Luca Amendola, per il presunto patto privato (traffico illecito di influenze): un aiuto economico in cambio di avallo alla nomina in Multiservizi. Il procuratore Roberto Rossi non dà il suo assenso allo stralcio. L’udienza poi dovrebbe vedere il conferimento dell’incarico ad un tecnico per trascrivere le intercettazioni capitate dalla Digos. Gli audio compromettenti registrati dall’ex presidente Coingas, Sergio Staderini, entreranno invece come documenti nel dibattimento. 

 

 

Giustizia, politica e servizi si intrecciano. Francesco Ruscelli, coordinatore provinciale del Pd, ci va duro: “Estra ha bisogno di tranquillità per lavorare e la politica aretina di trasparenza. L’Anac ci ha dato ragione. Mi auguro che nessuno voglia sottovalutare il danno di immagine che ne deriva per un’azienda come Estra e una città il cui nome troppo spesso viene abbinato a temi giudiziari”. Sul centrodestra che “si prepara ad accoltellare Cesare”, Ruscelli dice: “la Lega ha già indossato la toga di Bruto. Il centrodestra si sta spaccando, sia a livello di forze politiche che di comuni rappresentati. Vedere la guerra per conquistare le spoglie di chi viene già considerato sconfitto, è triste”. E ancora, il Pd parla di “inadeguatezza complessiva del centrodestra” nella gestione delle aziende pubbliche. Infine: “un segnale di spirito di servizio sarebbero le dimissioni di Franco Scortecci, amministratore unico di Coingas, un’anatra zoppa in questa fase che lo vede imputato.”