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Arezzo, la strage di San Severo e la famiglia Lanzi. Quei bossoli ritrovati, la canzone e una proposta per la memoria

Alessandro Bindi
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Continuano a scaldare il cuore, i bossoli e le ogive mortali ritrovati nella boscaglia di San Severo. I metal detector del gruppo di “Quelli della Karin” hanno fatti riemergere ricordi e lacrime dell'eccidio. Emozione anche per i familiari di Silvestro Lanzi, tra i diciassette civili uccisi dalla crudeltà dei tedeschi che il 14 luglio imbracciarono i fucili per fare fuoco sui cittadini inermi. Ancora viva la tragedia e il dramma vissuto da chi ha pianto i propri cari. La sanguinosa strage, a distanza di 77 anni, commuove i familiari di chi ha perso la vita nella fucilazione perpetrata dai tedeschi.

 

 

 

È Andrea Lanzi, ex capitano del Quartiere di Porta Sant'Andrea assieme al fratello Luca a complimentarsi con il gruppo di appassionati di storia che hanno aiutato Andrea Severi a realizzare il desiderio di poter far riemergere testimonianze della strage. Un'azione di ricerca dal doppio valore.

A quello storico dell'importanza del ritrovamento dei reperti che possono contribuire a indicare con maggior precisione cosa accadde in quelle ore di sangue, si aggiunge l'importanza della memoria affinché il sacrificio umano delle vittime sia un momento di riflessione per non dimenticare al pari dei racconti di chi è cresciuto segnato dal lutto di quei terribili fucili dai quali furono sparati i proiettili ritrovati.

 

 

 

“Io e mio fratello Luca” racconta Andrea Lanzi “siamo cresciuti assieme ad Andrea Severi. Ci conosciamo da bambini e ci ha sempre accomunato il fatto di aver perso i rispettivi nonni nella strage di San Severo. Le sue emozioni sono quindi le nostre. L'iniziativa di recuperare le tracce della sanguinosa fucilazione è quindi lodevole. Ogni anno il 25 aprile con mio babbo Anastasio andiamo a deporre i fiori al cippo di San Severo di fronte alla chiesa. Adesso grazie alla ricerca con i metal detector sappiamo esattamente il luogo dove è avvenuta la fucilazione. Aver rinvenuto i bossoli e le ogive che hanno causato la strage ha suscitato in noi una forte emozione, seppur triste”.

 

 

 

Capitan Lanzi fin da piccolo ha ascoltato i racconti del padre Anastasio, rimasto orfano all'età di dieci anni assieme ai suoi sette fratelli, del padre Silvestro. “Quella tragedia” ricorda Andrea “ha segnato e sconvolto l'esistenza di numerose famiglie. Non è stato facile per mio padre e i suoi fratelli crescere senza un genitore. È anche per questo che non dobbiamo dimenticare. Mio padre ha sempre interrotto con il pianto il racconto di quel tragico giorno”. Ricordi tragici narrati durante le cene familiari e momenti di intimità fino a diventare anche il testo di una canzone della Resistenza. Per non dimenticare infatti, è stato proprio Luca Lanzi, nel 2001, ad aver composto una canzone intitolata la Notte di San Severo uscita per la prima volta nell'album Novecento e poi, nel 2004, nella raccolta “Sessant'anni di Resistenza”.

 

 

 

A suonarla con lui anche il cugino Sauro - fisarmonica - entrambi della band “La casa del vento” che da tempo si occupa, tramite la musica, di tenere in vita la memoria di chi ha perso la vita per colpa della follia umana. “Ci hanno ucciso il nonno” ribatte il maestro Luca “e sappiamo bene qual è la tragedia vissuta dai nostri familiari. Dal ricordo tramandatoci ho preso spunto per comporre 'La notte di San Severo', un brano che nasce dall’esigenza di tramandare questa tragica storia. Il testo è stato scritto ispirandomi ai racconti di mio padre. Si tratta di una interpretazione dei suoi racconti ed ha riscosso apprezzamenti e successo”.

Adesso il desiderio del maestro Luca Lanzi è quello di veder “nascere un istituto della memoria nel territorio aretino. I casolari di San Severo potrebbero diventare un luogo di ricerca e di conservazione della memoria”. E chissà se i proiettili riemersi dal terreno possano rappresentare l'occasione per poter realizzare un nuovo desiderio sulla scia di un passaggio generazionale di emozioni e commozioni che continuano a segnare numerose famiglie aretine.